Ulisse


“….Sempre si ritorna, la vita non essendo altro che un grande viaggio nel quale ci si perde, ci si smarrisce, e dal quale prima o poi si ritorna.
Personalmente, più volte avevo sperimentato il ritorno.
Mi era capitato, per esempio, di avvertire un forte desiderio di rivedere un’opera d’arte, che so, i sarcofaghi trecenteschi dei re angioini di Napoli, e più volte ero ritornato nel monastero di Santa Chiara a risentire o rivivere certe emozioni che avevo avvertito anni prima. E così ero ritornato a Napoli ripercorrendo, mentre riattraversavo i vicoli e la stessa Spaccanapoli, passi che avevo già compiuto credendo di ritrovare, a volte, la mia stessa personalità di un tempo, che invece era mutata.
Anche allora ero ritornato.
Così com’ero ritornato parecchie volte su opere letterarie che anni prima credevo non avrei più riletto e invece lo avevo fatto, rileggendole con la stessa emozione e forse con maggiore intensità della prima volta….”
“…Sono trascorsi molti anni da allora e nessuno mi avrebbe detto che sarei ripartito ancora, o, se qualcuno lo avesse fatto, non lo avrei ascoltato.
Avevo sentito il bisogno di ritornare al paese, di rivedere il fumo salire al cielo dai tetti delle case e chiudere il cerchio dei miei viaggi attorno al lago immobile della mia vita.
Ma nessuno mi avrebbe detto che sarebbe accaduto anche a me di lasciare il paese e di riprendere a viaggiare verso un’altra isola, alla quale adesso guardo senza sapere in quale direzione dirigermi per trovarla, quali mari solcare, quali terre sconosciute attraversare, sebbene percepisca nitidamente un rumore quasi impercettibile provenire da un più vasto mare dal quale tento di strappare una parola, nella speranza che possa emergere come un picco di iceberg e non sprofondi nei continenti sommersi nei quali mi inoltro sempre più velocemente….”