Tusa dei desideri |
||||
|
“...Ma come avrei potuto recuperare la mia vita difficile e volgerla nell’unica direzione cui sempre anelavo, quella della bellezza? Occorreva una continua elaborazione del linguaggio dei miei giorni in relazioni alle visioni negative che ne avevo e in vista di una nuova nomenclatura, per decostruire il codice di un mondo distruttivo e sostituirlo con una nuova percezione di un’emozione rappresentante la semplice bellezza della vita. Oppure un medium capace di duplicare la realtà in un’altra immagine, meno provvisoria e più definitiva di quella che incontravo bevendo. E questo era Tusa, che riusciva a mutare lo sfondo triste di una tela antica sulla quale si era impressionata una visione di morte nella struttura di una polifonica esattezza riguardante la bellezza del mondo, concretamente tangibile poiché riguardava l’hic et nunc, la possibilità di vivere nell’istante l’unica realtà che è concessa all’uomo per riscattare la propria eternità, quella dell’arte. Solo l’arte muta la contraffazione volgare della vita in un mondo puro, naturale e libero. Tutto il resto è ombra. L’ombra di noi nudi che come gli animali pensiamo solo al cibo con la differenza che ci trasmettiamo solo abitudini e pregiudizi. Perciò, ogni volta che ho avvertito il senso di una notte buia in fondo a un bicchiere di alcool dal quale non riuscivo ad emergere se non riempiendolo ancora dello stresso veleno, e il paesaggio che mi circondava, riempiendosi di spettri, ombre e creature d’incubo, era tutto un palcoscenico triste e incolore, all’orizzonte della terra piatta, tetra e brumosa che calpestavo si stagliava un paese nel quale mi rifugiavo in un’atmosfera magica capace di provocare persino la perdita e l’ossessione del vizio, Tusa, che mi appariva come la quintessenza della felicità, non tanto perché un mondo di finzioni dove l’uomo finalmente diceva la verità, ma perché era realmente il mondo della verità detta o inventata per svelare un segreto che mi sembrava poter penetrare solo vivendo negli incantati alloggiamenti dell’Atelièr sul mare, dove i paesaggi corrispondevano ai padiglioni dei sentimenti della mia anima raggelata e senza luce..” |
||||