Amici miei |
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"...In realtà di questo si tratta, della nostra continua ricerca di luce, di un travaglio che passa, come le età della vita, attraverso l’istinto, l’irrazionale e il razionale. Di un travaglio necessario per guadagnarci quello che forse “ci darà il Cielo, né ammirazioni e nè vittorie, ma semplicemente essere ammessi come parti di una realtà immutabile, come le pietre e gli alberi”, per dirla con Borges. Orbene, tocca all’uomo sfidare tutte le tempeste e all’arte il compito di attraversarle, poiché l’artista é colui che più di tutti lotta e cerca luce, nel suo stesso istinto lotta per guadagnarsi il Cielo. Che poi questo cielo si chiami Dio, o Budda, che sia il dio dei popoli di Tolstoj, di una volontà che si rappresenta il mondo, come in Schopenhauer, o di qualcuno che ci stia sognando, come direbbero Shakespeare e Borges, questo non ha importanza. Ciò che é importante é che la lotta attraverso l’oscurità, l’irrazionalità, il buio delle passioni , porti alla razionalità e verso la luce. E’ per questa ricerca che si svolge l’arte, questa cosa “inutile” che muove il mondo, che ha influenzato tutte le società in ogni epoca, a cui tutti i più grandi geni hanno consacrato la loro vita e senza la quale non vi sarebbero state le civiltà. Non la musica, non la poesia, non vita oltre quella del bruto e non la bellezza. L’arte che ho conosciuto, allora, è quella degli artisti che ho incontrato, con i quali ho condiviso per lunghi anni gioie e amarezze e con i quali ho cercato, in fondo, un po' di luce. Perciò reputo giusto lasciare una traccia di riconoscenza verso di essi e verso il loro lavoro, paziente e umile, che mi ha insegnato molte cose che non conoscevo. Reputo soprattutto opportuno lasciare una testimonianza del nostro rapporto, perché se non ci fosse stato non avrei potuto dar forma alle “pratiche sparse“ del mio esercizio critico sull’arte, come direbbe Francesco, uno di loro...” |
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