Mario Valente

"Il Minotauro"


Mario Valente in Galleria

La figura del mito rappresentata da Mario Valente tanto più è affascinante quanto più l’attualità dei simboli che incarna è tale da giustificarne l’interpretazione in forma pittorica.

Chi è il Minotauro? Il mitico mostro nato dall’unione di un toro con Pasifae, moglie di Minosse, e da costui poi rinchiuso nel labirinto, o piuttosto un simbolo che manifesta una precisa funzione della psiche contro i mostri della perversione? Una natura nata dall’incontro di due esseri segnati da un destino infelice, o il prodotto dell’ amore ingiusto, del dominio e della colpa rimossi nell’inconscio del labirinto? E’ perversione, sublimazione, o lotta spirituale contro la rimozione?

In ogni caso il mito resiste alle scorie del tempo, permette di afferrare una situazione della realtà umana e di esprimere certe percezioni.

Il Minotauro è drammaturgia della vita interiore, ed è questo che ha interessato l’artista, che non ha guardato al mero racconto del mito ma lo ha illustrato in chiave di desiderio, di liberazione del rimosso attraverso l’arte, che è pur sempre liberazione della coscienza infelice.

I coloro sono forti e aggressivi, quasi a sottolineare il travaglio di soggiornare nel mito, ma le composizioni che ne risultano sono chiare e luminose, come se l’artista invocasse la luce per emergere da altri labirinti inestricabili. Teseo, d’altronde, emerse dal labirinto non solo per il filo di Arianna, ma anche per la luce della corona che schiariva le mura interne della costruzione.

E’ evidente, a questo punto, l’interesse di Mario Valente per il labirinto, per “questa società composta di uomini di tutti i secoli e di tutti i paesi che riempiono il cerchio magico "del labirinto, che conduce anche al centro di se stessi e alla trasformazione dell’io, per cui è possibile “la vittoria dello spirituale sul materiale, e nello stesso tempo dell’eterno sul caduco, dell’intelligenza sull’istinto, del sapere sulla violenza cieca".

Il labirinto, pensa Mario Valente, è una spirale che investe pienamente i tempi moderni, con i suoi vari meccanismi del potere, del consumo o della confusione delle ideologie, una spirale nella quale l’uomo sembra essere precipitato senza possibilità di ritorno. Ma forse non è così. E’ un segno di crisi ma anche di volontà di riscatto.

Questo è il messaggio che l’artista ha inteso trasmettere al fruitore: la consapevolezza che è necessario entrare nel labirinto per una trasformazione individuale e collettiva della vita.

Alcuni lavori traboccano della realtà di tutti i giorni. Ci sono gli elementi nei quali la vita sociale si è arroccata, chiusa o nascosta fino a diventare ingarbugliata. E se il messaggio è forte per la riproduzione del mito, certi personaggi ironici, da fumetto, tratti dall’immaginario fiabesco e pubblicitario lo rendono ancora più stringente e attuale. Gli interni eleganti, i tappeti arabescati, i divani, gli oggetti che si palesano in certi quadri altro non sono che rappresentazioni di uno status-simbol nel quale il moderno Minotauro è precipitato, metafora, forse, di nuovi e più profondi labirinti.

Sul piano estetico risaltano le opere nelle quali Mario Valente incastra il collage con segni incisivi che accostano più marcatamente la sua pittura alle tendenze e alle problematiche del farsi attuale dell’arte. Laddove invece emerge il figurativo sorprende la pennellata, densa e descrittiva, di masse e volumi che si definiscono in virtù di un disegno tracciato direttamente col pennello, senza incertezze. Segno evidente di maturità artistica e di riconoscimento esistenziale.

Gianfranco Labrosciano


Mario Valente in Galleria