Associazione Culturale “Angelo Savelli" in occasione di una collettiva sul tema

“Tempo”

Sonia Talarico Umberto Basso Alessandro Benfanti Pasquale Cerra Tonia Copertino

Se l’arte segue un principio di simultaneità in forza del quale l’io distribuito afferra una visione di totalità e immobilizza il tempo disunito della vita, allora non vi è dubbio che anch’essa è una metafisica istantanea.

Certo, necessita di interminabili introduzioni, di prove, di un accumulo di contraddizioni nelle quali coabita il dubbio, e si svolge, a differenza della poesia, in una rete intricata di preamboli, ma produce lo stesso il suo istante complesso, che è quello senza il quale il tempo non ha valore e per cui l’essere disperso conquista la sua unità.

L’oblio dell’essere, in cui consiste la metafisica, coincide col dispiegarsi di un dominio in cui l’essere dell’essente rinvia a una condizione a temporale pur mantenendolo profondamente ancorato al tempo della vita. In questo caso il tempo non scorre più, non fluisce, ma sgorga e produce l’istante.

L’artista spezza i quadri della durata per concentrare in un simultaneità gli avvenimenti della vita, e l’ordine interno che raggiunge non è che la dimensione dell’istante particolare di una soglia rivelatrice di verità. Nel chiuso della solitudine e nel suo stupore lavora nei risvegli dell’istante che si rinnova senza posa, e vive la conoscenza nascente nel presente sorgente zampillante della sua intuizione. Per lui il tempo non ha valore che nell’istante, e il suo segno è testimone di fissità e assoluto.

D’altra parte solo per lo scintillio di un istante riusciamo a sentire la nota tintinnante di due bicchieri di cristallo che si toccano, o ad appuntare una spilla sfavillante sul vestito troppo grigio della vita, e ciò che sentiamo intesse una discussione interminabile con emozioni che appartengono ad altri e che in istanti successivi intrecciano una rete che ci imprigiona, gettandoci sulle quinte di un proscenio dove si recita la finzione del tempo, che è quella per la quale tante piccole emozioni incastrate nell’istante si sostituiscono alle scene successive dell’abitudine. L’abitudine è un ordine misurato sull’insieme degli istanti del tempo. Una certa soluzione che ci consegna l’illusione dell’ “essere stati” anche quando partecipiamo di un solo istante concreto. Ma in essa c’è il cominciamento, ossia la volontà di cominciare a ripetersi, con il beneficio di scartare gli atti inutili in forza di un principio progressivo e di accrescimento della conoscenza.

Ciò che l’artista rappresenta, nella continuità della sua vita interiore, è una discontinuità che si ricostituisce intorno alla sua personalità e che si attua nel cominciare o ricominciare la stessa azione. Ma i ritmi degli istanti non sono identici. La novità consiste nella forza del cominciamento che rompe il circolo dell’abitudine e nega il passato riconoscendolo semplicemente come sollecitazione per l’avvenire.

Ma l'avvenire migliore è realizzabile solo mediante la consapevolezza della storia, intesa come criterio di sapere che rivolge un appello all’azione per la validità di un programma che si attua nel suo farsi, dimodoché l’avvenire esercita già la sua azione con una intensità destinata a sociare nella trasformazione del tempo contingente, cioè del presente. E’ un presente successivo il cui rapporto col suo passato consiste nel fatto che l’uno recupera l’altro, pur deformandolo, in un istante che lo contiene e lo preserva. Ne deriva che il tempo è concepibile solo finchè esiste qualcosa di esterno o immutabile, come l’arte, rispetto alla quale si presenta come una successione di azioni che non la esauriscono, pur provenendo da un’istanza coordinatrice di genere finito. L’artista è tale istanza, ancorato all’istante è presente ma non un soggetto a cui tutto gli è presente, poiché in tal modo contemplerebbe l’eternità e gli sarebbe impossibile coordinare il cambiamento.

L’arte indirizza verso il futuro l’azione di chi la pratica quotidianamente, e il rapporto fra presente e futuro vissuto eticamente implica un ribaltamento dell’idea del tempo ripiegato sul passato a quello di un avvenire del presente elaborato mediante un linguaggio che permette di descriverlo. Spetta all’artista il compito di provocare, necessari mutamenti, operando nel presente ma dirigendosi verso un futuro che abbia un senso, ecco che il suo istante quell’istante in cui si determina davanti alla tela bianca o alla materia da plasmare, si profila come una meta e una qualità esistenziale: il tempo psicologico della vita quotidiana.

Un istante per il quale si abbandona e si ritrova nel suo aspetto essenziale, quello dell’essere , riconoscendo i tratti fondamentali del suo destino. Gli artisti della presente mostra ( Basso – Benfenti – Cerra – Copertino – Mascaro – Paletta – Rocchino – Ruberti – Russo – Talarico ) hanno inteso giocare ironicamente, meccanicamente, dirci, sul concetto del tempo misurabile, elaborando ognuno per suo conto un’opera incentrata sul prototipo dell’odierna manificazione pubblica temporale, l’orologio. Certo non hanno pensato solo ai numeri, che darebbero per scontata l’idea che già si conosce del tempo come durata. La durata a cui hanno pensato è quella di uno spessore di azioni costellate da un avvenimento, l’esposizione, che attua in un certo senso la famosa prospettiva dello zucchero, pensata da Bergson, quando riteneva che il tempo di chi decide di bere un bicchiere di acqua e zucchero non è quello necessario allo scioglimento, ma quello dell’attesa, trasformando il tempo quantitativo in qualitativo. Queste opere testimoniano dei linguaggi adoperati per trasformare un presente che è già avvenire, poiché l’arte è essenzialmente futurista, non passatista. Esse chiedono di capire di che tipo di tempo parlano, quale privilegiano e quale rifiutano, e forse i ragionamenti dei visitatori riconosceranno la molteplicità del tempo agli elementi del visibile e dell’invisibile o la riconosceranno lungo una linea estensibile fino al big-bang. Ma davanti alle opere la loro architettura temporale incrocerà quella degli anni, magari per un solo istante.

Ed è proprio forse in quell’istante, al di fuori di ogni parola, che si definisce il tempo.

Gianfranco Labrosciano

Piero Mascaro
Franco Paletta in Galleria
Nadia Rocchino-Mario Russo Danila Ruberto