Associazione Culturale “Angelo Savelli" in occasione della I Rassegna d'Arte e Artigianato "Tracce di Memoria"

Gerardo Sacco


Gerardo Sacco in Galleria

Nell’arte orafa di Gerardo Sacco colpiscono due tendenza apparentemente inconciliabili, quella della tradizione e quella della modernità.

Nella prima è evidente l’elaborazione e l’assimilazione di un manufatto di origine popolare mediante un’immersione simbolica in frammenti e cose creaturali del passato. Sacco rimette le stereotipie dell’oggetto nel circuito accelerato dl nostro tempo, riuscendo ad imprimere al manufatto la forza di un tesoro che traluce dall’interno della memoria.

E’ questa, credo, l’intuizione che ispira l’esecuzione dell’artista nei lavori cifrati dal passato.

Si tratta di allegorie del dimenticato il cui vero oggetto è l’oblio. Sicché talune opere, filtrate dalla cultura popolare, quali le maschere, le “lumere” e le “gummule”, assimilate e elaborate dal gusto e dalla sensibilità dell’orafo, lontane dall’essere prive di significazioni, con la loro costante allusione ad altro acquistano una luce che le fa apparire incommensurabili e le solleva in una sfera superiore.

Nei girelli la creatività dell’artista si manifesta in una complessa creatività, con tendenze scopertamente moderne.

Sorgono grandi costruzioni di gioielli unitari che, come sistemi diversificatori, sono capaci si sganciarsi in singoli gioielli isolati, con una determinatezza che contraddice finanche l’ordine e l’unità cui appartengono.

In lavori dello stesso genere la vastità della gamma cromatica, dovuta alla quantità e alla qualità delle pietre, rendono il girello percepibile soltanto nell’insieme, e le singole valenze, pur di grande compiutezza formale, sfuggono all’esame particolareggiata a vantaggio di una spettacolare unità.

Così le due sfere dell’oggetto, ogni volta diverse, coincidono con la nuda proprietà del gioiello un’altalena dialettica tra le forme che pone e quelle che conserva.

In altri lavori esplode il colore, dovuto alla materia della pietra, all’effervescenza dei rubini e dei zaffiri, al sapiente incastro dei brillanti che crea effetti di luce sorprendenti e di rara efficacia.

Ed è proprio in questo gioco cromatico che Sacco raggiunge la sua completezza espressiva, concependo il gioiello all’incrocio fra il disegno ornamentale e la forma artistica, mediante le capacità espanse del metallo e delle pietre, che catturano la luce e dilatano i confini dell’immaginario in estremi aneliti di sogni e desideri.

Gianfranco Labrosciano


Gerardo Sacco in Galleria