Tommaso Pirillo

Catalogo delle Opere


Tommaso Pirillo in Galleria

L’insieme dei segni preesistenti a un contesto di spazio e di tempo, di segni cioè senza significato che tendono a una dimensione significante e vitale, unitamente a un sottofondo di sensazioni emotive e sentimenti che premono all’interno di un mondo che si nasconde e vive nel profondo, costituisce il magma che sottende all’immaginario di Tommaso Pirillo, ovverosia il caos enigmatico eprofondo nel quale i contenuti esistevano incorporalmente e per il quale vengono descritti in termini linguistici definiti.

Spicca nell’opera di Pirillo, la lettura in chiave semiotica. Il testo pittorico è indice di un linguaggio definito nel quale l’unità è data dal segno-fonema che interagisce con altri segni-morfema in un tessuto modulare che ha una sua peculiare struttura e una sua intima natura. E’ un testo complesso che rimanda a elementi traccianti una linea progettuale che ripete dal suo interno il linguaggio che giustifica la volontà di fare arte in chiave analitica, privilegiando la prassi semiotica e il segno grafico per comunicare una pittura a tensione essenziale. E’ progetto formale complessivo, perché le singole opere sono unità che si ricongiungono a un sistema pittorico in cui è idograficamente compiuto il programma artistico dell’autore: l’ambiguo attraversamento della materia di una linea-vitale che è segno di riconoscimento esistenziale e di messaggio al fruitore.

Ma il referente di questo linguaggio esterno ad esso, e si trova precisamente nell’immaginario dell’artista, nel suo mondo vitale, che è linfa della visione formale. Ed è proprio nell’immaginario, per Pirillo fonte di sedimentazione e di elaborazione di una materia depositata e accumulata nel tempo, che si verifica quella “scossa estetica” che consente l’affacciarsi dell’alternativo e del diverso e in forza al quale, per dirla con Chlbnikov, “noi sappiamo che una cosa è buona quando, come una pietra nel futuro, appicca l’incendio al presente”.

Il problema è di vedere come l’arte, così intesa, possa essere comunicativa, dal momento che si tratta di un flusso di segni il cui significato tende a un modulo complesso che pone in essere un “unicum” dotato di una sua peculiare e intima struttura.

Intanto nessun artista crea ex scibilo, e ogni nuova opera rivela qualcosa che era semplicemente latente nel suo mondo vitale. Tommaso Pirillo opera mediante un atto di responsabilità coerente con il sistema simbolico che adotta e che gli permette, dischiudendo il complesso di cose che descrive, di partorire una forma che tanto più si stacca dal suo ego quanto più è manifestazione dello spirito universale dell’arte. Ciò un’opera può essere generata solo da altre opere d’arte, e pur avendo per contenuto l’esperienza, l’immaginario e il vissuto quotidiano dell’artista, non è mai posta in essere dall’esterno, poiché le forme artistiche non possono esistere al dì fuori dell’arte.

Tommaso Pirillo intende semplicemente creare un’opera, ma la sua attività è regolata da suo ego, che lo devia dal suo lavoro e, attraverso l’immaginario, gli consente di afferrare l’archetipo simbolico che conferisce alla sua forma l’aspetto di un’espressione primitiva e radicale.

Tutto ciò è evidente nei lavori preparatori, gli schizzi che sottendono all’esecuzione definitiva, l’esame dei quali è necessaria per comprendere l’opera dell’artista e il forte senso del distacco dalla realtà oggettuale. Si evince immediatamente che le opere non corrispondono mai agli schizzi. Ciò perché Pirillo non intende riferirsi all’idea che si è configurata durante il lavoro preliminare, ma a un’astrazione, per cui copiando lo schizzo copierebbe se stesso, laddove, passando all’esecuzione dell’opera, intende creare ancora un originale.

C’è un percorso, insomma, che si estrinseca nella zona dello spirito ma che realizza un evento, in forza di un linguaggio segnino compiuto, che assume la funzione della comunicazione sotto forma di un invito dell’artista rivolto al fruitore per una comune esperienza spirituale.

Si delinea così , nell’opera di Pirillo, la nozione di piacere estetico, che si realizza nel cosiddetto “Erwartungshorizont” l’orizzonte di attesa del fruitore. L’opera è tanto più valida quanto più supera l’orizzonte d’attesa del lettore, e gli procura quello piazzamento totale che, introducendo il negativo o l’alternativo rispetto alle sue aspettative lo costringe a “soggiornare” in essa fino a riconoscere la validità e il valore.

Questo è il senso da riconoscere all’opera di Tommaso Pirillo. L’efficacia del valore astrattivo raggiunto sulla superficie pittorica del suo campo d’azione, il suo farsi costruttivo che reca in sé la sua disponibilità ad entrare in rapporto catartico e di identificazione col lettore.

Ma c’è un elemento ulteriore nella produzione di questo artista. Il tempo. Nel suo lungo percorso Pirillo si è preoccupato di raccogliere le scorie, con un’operazione di decostruzione simile a quella di chi vuole capire come funziona un orologio e ne smonta i meccanismi per esaminare i singoli elementi.

L’andamento quasi musicale del segni e la presenza di oggetti decontestualizzati dal reale palesano una volontà di movimento in cui lo stesso oggetto ha la funzione di liberare un’immagine smovente, che si muove e che fa muovere.

Le sue “Strutture Modificabili” sono pagine di storia nelle quali il segno e la materia evocano un tempo cronologicamente indifferente e una realtà fatta di simboli evocanti altri simboli o altre dimensioni, un mondo che rivela sorprendenti verità, come un’operazione archeologica nelle diverse stratificazioni della memoria; contemporaneamente l’immaginario libera una realtà cangiante mediante una poetica di abbandono metamorfizzante che può essere sperimentata nell’unico luogo possibile: l’attualizzazione artistica.

Così, per misteriose interazioni tra segno e materia si entra in una sorta di tempio sacrale che è fuori dal tempo, in una condizione mitica: e si vive un mito-reliquia del passato in vista di un nuovo rito, o linguaggio, o categoria dello spirito, desiderati e cercati.

Direi, per concludere, che quella di Tommaso Pirillo è la pittura di chi affida all’immaginario il compito de espandersi in una grande forma nella quale il segno riesce a imprimersi per una sorta di devianza, di “errore intenzionale” dell’io che procura la perdita dell’identità dell’artista e il ripiegare dell’arte su se stessa, contro il tempo.

Gianfranco Labrosciano


Tommaso Pirillo in Galleria