Nicola Martino

"La Giustizia"


Nicola Martino in Galleria

Nicola Martino in Galleria

Una gotica solennità risalta in queste opere di Nicola Martino. Le permea un classicismo tanto più rigoroso quanto più è dilatata, non rapportabile né allo spazio né al tempo, l’origine e la natura del conflitto che in esse è rappresentato.

C’è una volontà di fare chiarezza con mezzi pittorici inequivocabili, di stampo iperrealista all’interno di una categoria astratta, che si giustificano non appena si rifletta che il tema non potrebbe essere trattato diversamente, con nessun altro mezzo espressivo al di fuori di quello di un rimarcato realismo come risposta e strumento per una materia che, pur inconcepibile al di fuori dei rapporti sociali, rimane così fondatamente astratta, la Giustizia.

Di fronte ad una astrazione l’unica risposta possibili è la concretezza, che in pittura si traduce in un figurativo preciso che sintetizza la verità di un accadimento storico e reale che non può essere mistificato o truccato.

Ma l’arte di Nicola Martino pur essendo figurativa non è narrativa perché riesce a conferire alle immagini una sorta di “sospensione del tempo”, in virtù di una codificazione storica di contenuti astratti che attribuiscono alla sua opera una specificità diversa. C’è la capacità tecnica di veicolare significati profondi e quella artistica di porre domande precise e stringenti per risposte ancora inevase.

Affiorano diverse ideologie, come quella del tradimento delle aspettative della società civile o dell’uomo gettato nel flusso del Storia al servizio di leggi non scritte ma radicate nell’animo umano. Fragorosamente echeggiano catene pesanti di leggi misteriose ed ineludibili come i compromessi, il patto sociale o il potere, fino a sfociare, su un piano speculativo che in verità si intuisce non appena si soggiorna un poco all’interno delle sue opere, nella metafisica.

Se tutto questo è vero, l’opera di Nicola Martino è altra cosa rispetto alla semplice riproduzione del reale.

E’ un’operazione che riscatta il valore dell’uomo nella contemporaneità e assume tutto il contesto del contenuto simbolico, essendo la materia tratta dal suo pensiero e trasportata su di un piano più generale e durevole.

Ciò vale anche per la forma.

Molte figure sono stravolte, sospese in una dimensione atemporale, per effetto di una forma che travalica l’esperienza sensibile, ne altera i tratti somatici fino a deformarle; e si sente che questa forma preme e sale all’interno dei personaggi rappresentati dal di dentro, manifestandosi in volti cosparsi di livore mortale- pittoricamente forse segno e simbolo di una crisi irreversibile – ovvero attraversi sguardi e labbra trasfigurati in un urlo, un dolore, una menzogna.

Siamo di fronte ad una forma simbolica che dischiude un suo contenuto preciso e che si manifesta compiutamente nell’applicazione di regole artistiche quali la prospettiva ed il senso dello spazio, la volumetrica saldezza delle forme e delle masse, il disegno sicuro ed il gioco interno delle ombre e delle luci. Tutto ciò richiama un’esigenza di ordine, come se l’elemento figurativo fosse in realtà la nostalgia o la misura di un luogo dove tutto è perfetto e ogni cosa ha senso. Quest’ultima esigenza di chiarezza muove la pittura di Nicola Martino, che perviene per questa via a costruzioni che superano il dato oggettivo e lo trascendono. Il senso ultimo del lavoro di questo artista è quello di una coscienza che si interroga e ci interroga, tutta tesa a trasmettere un messaggio, sotto forma di invito, ad una comune esperienza dello spirito.

Gianfranco Labrosciano


Nicola Martino in Galleria