Mimmo Legato

Catalogo delle Opere


Mimmo Legato in Galleria

La Realtà Revisionabile


Dopo aver analizzato, in un precedente saggio, gli elementi e la struttura, ritorno con maggiore curiosità sull’opera di Mimmo Legato, tentando questa volta un approccio di verifica formale.

E’ evidente che qui si tratta di una produzione di forme in sé conchiuse che tendono tutte ad un’unica forma assoluta, in un procedimento estetico di compenetrazione funzionale.

E’ come se Mimmo Legato si ritrovasse in una realtà revisionabile in cui la coscienza che produce il molteplice vi si riconoscesse unitariamente.

Ciò perché ogni singola forma rimanda ad altre e contemporaneamente la racchiude.

Sicché insorge una forma oggettiva in se, e le singole opere ne concretizzano la sintesi.

Ed è questa forma, per la quale Legato sente di essere uomo – nel - mondo, che alla fine è la rappresentazione ultima della sua natura e del suo stile.

Già ho scritto dell’interno ritmo degli elementi e della linea che incrociandosi nei diversi piani, realizzano l’effetto di un generale movimento nell’arte di Legato.

Si tratta di un movimento che pur conservando le regole plastiche che ne rilevano la causa, è deformante e di per se liberatorio anche nei riguardi della forma; e penso che, sarà questo movimento a costruire l’energia staccante per l’affrancamento dell’esperienza sensibile dell’arte di Legato.

La forma raggiunta, in sostanza, ha in se stessa il proprio significato, ed è suscettibile di creare in termini autonomi e durevoli.

Se infatti lo stile è il modo della visione dell’artista, la forma è il risultato che trascende la visione e che risulta dalla combinazione delle sue leggi intime. Ne consegue che per Mimmo legato il problema è, adesso, quello della messa in forma visiva del mondo, del suo mondo, nella direzione di un “ dover fare “ determinante.

L’artista procede in avanti perché la dinamica delle sue immagini è formale di per se stessa, e i materiali figurativi sono ordinati in sintesi nel piano e nello spazio. Lo dimostra il fatto che la genesi e il processo che da impulso alle costruzioni può essere colto solo a partire dall’assunzione della forma, la sua vera arte, e non la mera immagine, che pur Legato offre in dialogo istintivo.

Gianfranco Labrosciano


Mimmo Legato in Galleria

L’analisi attenta dell’arte di Mimmo Legato rivela, di primo acchito, una complessità di dati e di elementi che richiedono, per la loro natura, un’operazione interpretativa più complessa di quanto, in realtà, potrebbe sembrare.

Si tratta di far emergere le strutture di un linguaggi apparentemente di tipo stereotipo, ma carico di segni, di tracce, di elementi formali che ritornano puntualmente e che testimoniano di un vissuto ormai oggettivato che non ha bisogno di fronzoli – fra i quali metterei la smania urgente di taluni a superarsi, a cercare il nuovo a tutti i costi e perciò a inseguire l’onda di una moda effimera e passeggera -, per manifestarsi.

Come penetrare, dunque, nel linguaggio visivo dell’arte proposta da Mimmo Legato?

Direi, per cominciare, che si tratta di un processo di astrazione che assume, come strumento di comunicazione, le diverse funzioni espressive della linea. Il complesso delle immagini può essere percepito a partire dai tracciati lineari con cui le stesse vengono costruite, che segnano i luoghi di estrinsecazione per concetti di quantità e di simbolo che vengono visualizzati nel relativo contesto figurativo.

Sicché il fattore comprensibile di una realtà inalienabile dell’oggetto diventa il meccanismo di un’evoluzione per una sperimentazione stilistica che, dal punto in movimento, attraverso gli effetti luministici e i ritmi dinamici, perviene alla rappresentazione sintetica di un motore dialettico che muove il mondo o, se si preferisce, di un movimento universale e cosmico.

Il fondamento realistico si aggancia, così, a un movimento costante, continuo, che nasce sulla tela direi per germinazione spontanea, dall’accostamento dei colori, dai piani di luce e dalle qualità proprie del ritmo, che chiude i diversi moduli, attraversandoli, nella vibrante fisicità dello spazio.

Allora, e solo allora, la realtà si anima e assume una forma che è il correlato delle leggi dell’artista.

Il volo degli uccelli caratterizza il dinamismo, costruito quasi sempre all’incrocio di linee oblique e diagonali che, unitamente ai colori dai forti accenti cromatici, spezza l’uniformità delle immagini.

Questo, dal punto di vista formale.

Quanto al contenuto mi chiedo perché su paesaggi e figure, su marine e campagne assolate campeggi sempre, nell’arte di Legato, il volo degli uccelli.

Non può trattarsi, semplicemente, di un ritorno di maniera di vecchi schemi futuristici, quelli sì, consumati e stereotipi. Deve esserci una spiegazione ,allora, di tipo simbolico. Probabilmente si tratta di un rifugio. La ricerca di una dimensione in cui l’artista-uomo, liberandosi dal peso delle contingenze terrene, può “arrivare a volare”.

L’uccello, quale intermediario fra il cielo e la terra, è il simbolo della vita.

Questo, in larga sintesi, mi pare il messaggio di Mimmo Legato. Un messaggio da seguire con attenzione e con assiduità. Al di là di ogni retorica.

Gianfranco Labrosciano