Demetrio BrunoCatalogo delle Opere |
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Demetrio Bruno in Galleria |
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La chiave di lettura dell’opera di Demetrio Bruno, considerata nel suo insieme, e che a partire dal dato oggettivo della realtà l’elaborazione si sviluppa fino a divenire, su un piano traslato, rappresentazione simbolica di vitalità interne alle immagini colte nel punto di visone tra soggettività e coscienza. C’è un erotismo dichiarato, pregnante e diffuso, assunto con volontà di rappresentazione e liberazione e c’è un pessimismo iniziale, una situazione reale con forti accenni psicologici e autobiografici, ma lo svolgimento è tale che la realtà stessa si annulla in virtù di un risultato colmo di significati allegorici ottenuto mediante la coerenza e la sincerità, la fedeltà a sé e la sintesi di pensiero e di immagini. Tutto ciò si verifica perché l’artista identifica l’amore per l’arte con l’amore della libertà, e la sua opera, la cui motivazione è quella di rispondere a certi bisogni o circostanze della vita, a certe condizioni anche difficili , trasmuta la necessità in libertà. Valéry aveva trovato la giustificazione di questo atteggiamento: "… il corpo ci costringe a desiderare ciò che è utile, o semplicemente comodo, e l’anima domanda il bello… . Ma questi principi così distinti non sono mescolati?…Se tutto ciò è perfetto diventa nelle nostre anime un sentimento di parentela del bello col necessario". Questa, che è una condizione di libertà, non è una nera costruzione, ma una conquista. Infatti gli elementi dell’opera di Demetrio Bruno si rivolgono immediatamente ai sensi. Gli uccelli, le anfore, i nudi femminili, evocano simboli di libertà e di bellezza, laddove il disegno, il colore e i toni provocano sensazioni delle forme. Sicché i lavori posti in essere dall’artista paiono muoversi di continuo, in virtù di una personale tendenza all’assoluto e della sua aspirazione a trascendere senza fine. Non tanto per i risultati raggiunti, quanto per l’intimo travaglio che ne era scaturito, e per dimostrare le ragioni personali del suo attaccamento al figurativo come genere, abbiamo inteso presentare in catalogo alcune opere informale dell’artista, immediatamente precedenti la sua ultima produzione. Si trattava di una spinta lirica che si liberava da tanti pregiudizi, ma era anche l’espressione tangibile di un disagio esistenziale profondo che pure era necessario portare in superficie perché il travaglio era vissuto fino in fondo. Certo il travaglio avveniva nella coscienza, e si manifestava in una condizione reale simile a quella del dispero o del naufrago. Ma in questa condizione Demetrio aveva rotto con la regola. Aveva sentito che l’arte è là dove non c’è nessuna regola, ma convincimento di scendere dentro la propria personalità. Il suo era un tipo di informale – espressione di un’insofferenza col mondo e nello stesso tempo tentativo di recupero del suo personale universo. Anche le macchie di colore, in alcuni passaggi, evocano la ferita, lo squarcio, il taglio che si era aperto nella sua interiorità, la crisi dinanzi alla quale non c’era nessuna regola se non quella della sua individualità, che a un certo punto aveva scardinato tutte le regole, facendo violenza al suo carattere ed esprimendo la propria norma. Ma c’era tutto l’istinto di vita, gestuale, come se il pannello avesse parlato un discorso profondo con un linguaggio gridato ed essenziale. Ma tutto ciò non poteva durare. Per quanto grande era stata l’intensità della crisi, maggiore era il bisogno di venire fuori a suo modo, rimanendo fedele ad un fare artigianale dell’arte e al genere per il quale era più votato, il figurativo, che adesso si manifestava come una vera e propria scelta ideologica. Una scelta che gli avrebbe permesso di trasportare la realtà osservata su un piano più squisitamente concettuale e di farla lievitare verso altri territori, dimensioni nelle quali l’amore e il senso del sacro, del divino, sono elementi di un messaggio spirituale che trascende anche la realtà rappresentata. Così la figura femminile non è più una rappresentazione di erotismo, ma un inno all’amore, alla gioia di vivere, un invito ad entrare in una dimensione panica di bellezza e mistica della vita. Stessa cosa per gli altri elementi rappresentati. Ognuno ha un valore che supera la cosa in se e si proietta al di là del mero dato sensibile e occasionale. Per cui tutto è in dinamico movimento. Dalla preparazione delle tele con la stesura degli ocra, al passaggio dei bianchi , fino al disegno ondulato e ritmico che staglia le masse e le definisce in plastica volumetria, è tutto in fuga verso un bene ideale, desiderato e cercato. e la sintesi che ne scaturisce colpisce per l’unità d’intenti e i risultati estetici. Gianfranco Labrosciano |
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Demetrio Bruno in Galleria |
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