Il sapere di Ulisse ed il viaggio della mente (Non più burrasche, ma rivolgimenti dell’intelligenza)


L’adempimento moderno del mito, che ieri era la navetta spaziale “Discovery” lanciata a “tentare le non percorse lontananze del mondo senza gente oltre il sole” come l’eroe di Dante, oggi è Internet, questo mare magnum dell’io distribuito che è territorio di tutti, di ognuno e di nessuno. L’antico racconto poetico di “colui che naviga”, sta nel mondo dell’essere e dell’esistere dell’interfaccia odierna, della storia del sito, sul cui sentiero naturale si accompagna l’ombra lunga dell’antico viandante.

Le tante incarnazioni di Ulisse sono nei libri di una biblioteca sconfinata che da Odisseo giunge fino a noi, ma è nella biblioteca delle biblioteche, come direbbe Borges, cioè in Internet, che Ulisse “è anche come il fiume interminabile che passa e resta ed è specchio di uno stesso Eraclito incostante che è lo stesso ed è un altro, come il fiume interminabile”. Ma la poesia di Borges è rivolta all’arte, “verde e umile”, e non al prodigio. Ergo, non a Internet. “Narran che Ulisse, stanco di prodigi, pianse d’amore nel vedere Itaca verde e umile. L’arte è quell’Itaca di verde eternità, non di prodigi”. Sicché l’appetito di poesia di Odisseo è lo stesso dell’odierno navigatore inquieto, che, ciccando sul vasto mare silenzioso di Internet procede verso le procellose spiagge dell’avvenire. Se infatti ci si riferisce a Ulisse come problema mitico, gli interrogativi esistenziali e storici che solleva sono quelli del ricongiungimento di un’immagine contemporanea dell’uomo con un’immagine antica in vista del futuro. Ovvero, l’Ulisse che naviga nel mare sconfinato di Internet può apparire ancora come al Werther di Goethe, “vero, umano, fervido, intimo e misterioso”, anzi, Internet è il paradigma della realtà contemporanea nella misura in cui Ulisse è il logos, “il discorso della civiltà occidentale aperta al futuro, la voce della congiunzione tra l’alterità del passato e la modernità del presente. Tutto ciò perché Ulisse, che è simbolo della metamorfosi, è anche “segno” dell’ultimo viaggio, e non c’è dubbio che Internet è il segno, oltre il sogno, di un’intera episteme.

A partire dalla contemporaneità storica ognuno può interpretare come meglio crede questo segno, ma è obbligato a inquadrarlo nel sistema dei segni, nei coefficienti dei valori culturali della civiltà odierna, ossia nella tipologia del “sapere” consacrata a Internet. Che poi il sapere di Internet sia puramente quello dell’informazione, o meglio, della selezione dell’informazione, questa è altra faccenda. Ciò che è importante, al fine del nostro discorso, è il valore culturale che esso possiede, ossia il senso di libertà di viaggiare da un capo all’altro del globo selezionando gli itinerari predefiniti. Il viaggio, allora, è quello della mante. Non più burrasche della natura, dunque, davanti a Ulisse che naviga affacciato nel mare sconfinato del suo monitor, non più bufere di vento, ma emozioni, sensazioni e rivolgimenti dell’intelligenza, evoluzioni e rivoluzioni della mente, percorsi e dirupi che non appaiono e che si svolgono nelle profondità della sua vita interiore. Sicché, all’Ulisse di Dante, che aveva annunciato quello di Cristoforo Colombo, il canone della sequenza del novello navigatore è quello dell’immaginario, che si svolge in un filo ininterrotto di tradizione e modernità, di superamento della dicotomìa tra la cultura classica e cultura scientifica nel nodo della cosiddetta “Terza cultura”, che sostanzialmente equivale alla metamorfosi del sapere contemporaneo inteso come immagini e sentimenti il cui significato muta a seconda della relazione multimediale per cui essi si incontrano.

Ulisse non è altro, se rapportato alla cultura contemporanea, che l’ultima forma della multimedialità, poiché fin dall’inizio, fin dal suo primo apparire nella produzione mitico - letteraria, non è che polytropos, cioè un modello, una forma multiforme, energia vitale carica di ricerca, di senso di avanzamento, di metamorfosi e di vitalità. E’, insomma, un sogno fra i sogni, nel fluire e nell’intreccio costante fra il meraviglioso e il quotidiano. Nella cultura telematica è la stessa cosa. Qui il contenuto, semanticamente e formalmente definito, diventa fluido, cioè parte di un contesto di mezzi senza fine che si sposta tramite le interfacce nell’infinita rete telematica. Dunque Internet, modello unificato di episteme, trova in Ulisse il contesto culturale che lo riflette. Ossia il testo poetico. “E’ questo testo, esso stesso prodotto dallo stupore, suscita l’incanto e il silenzio.

Gianfranco Labrosciano