Presenza e significato di Cristoforo Santanna nei paesi della Comunità Montana Silana


Nella Chiesa Matrice di S.Maria Assunta di Spezzano Piccolo, sopra il fonte battesimale, c’è una piccola lapide marmorea che reca la dicitura: D.O.M. – OMINIA CVM SIM SUM , NIHIL OMNIA PAENE REDACTUS – NOSCITE VOS PECTUS TURBA REDEMPTA NEVM -MONACVS ,ATQUE PISANUS OPEN – SANTANNA CELEBRIS – POSCITARTEM; SIC CVNTA NO-VATA VIDES – A.INC DNI MDCCXCII -; la traduzione è la seguente : Dio Ottimo Massimo – Essendo tutto, sono niente sappiate anime mie che quasi tutto è stato eseguito (a devozione) del popolo redento. Il monaco Pisano richiese la ricca arte del celebre Santanna – Così può ammirarre tutto rinnovato l’opera è stata cominciata nell’Anno Domini 1792”.

Quel “Celebris Santanna” stimolò la fantasia e la curiosità di chi scrive: il risultato è stata la prima rassegna monografica allestita sul Santanna e allo stesso tempo la prima mostra del Settecento artistico calabrese. Una semplice lastra di marmo ha risvegliato un interesse suscettibile di sviluppi e di studi che possono andare lontano e trovare attenzione dovunque, anche fuori della Regione.

Nella stessa Chiesa, proprio sopra la lastra di marmo, vi è un quadro del Santanna che rappresenta il Battesimo di Cristo, una delle sue opere migliori; la tela, purtroppo, è in condizioni precarie e sarebbe auspicabile un intervento di restauro; il soffitto della Chiesa, poi, è interamente decorato dal Santanna e vi sono rappresentati, nell’ordine l’Incoronazione di Maria Vergine, La Fede, La Carità, La Fortezza e La Purezza.

Ma, qualcuno si chiederà, chi era Santanna? E la domanda non è aleatoria, perché la recente mostra del Museo Civico di Rende ha segnato solamente un momento iniziale per gli studi e la conoscenza di questo artista.

Nato a Rende intorno al 1735 e ivi morto nel 180, Cristoforo Santanna, fu pittore quanto mai prolifico e prestò la sua opera sia nei centri ecclesiastici e monastici di antiche tradizioni culturali che nelle più sperdute chiesette di campagna; l’elevato numero dei paesi calabresi nelle cui Chiese sono state ritrovate su tele (si pensi alle difficoltà più semplicistiche, per esempio, quelle di reperire le tele, che infatti sono di scadente qualità, o alle vie di comunicazione della Calabria del XVIII sec., che non erano tali da consentire rapidi spostamenti da un luogo all’altro e con tutto l’occorrente per impiantare una piccola bottega in loco), dimostrano una operosità che desta meraviglia, non solo, ma anche che fu incontrastato pittore calabrese del suo tempo. Quanto alla qualità della sua arte, c’è da dire che praticamente non aveva, il Santanna, e per il provincialismo dei committenti, e per le sciagurate condizioni storiche del suo tempo, nessuna possibilità di migliorare il proprio bagaglio tecnico e culturale e la sua sensibilità artistica; e soprattutto non aveva, fatto questo assai importante per la comprensione dello sviluppo non solo della sua ma dell’intera arte figurativa del XVIII sec. Nella nostra regione, nessuna grande personalità pittorica di riferimento. I suoi inizi, che sono già oggetto di ricerca, dimostrano che fu quasi privo di maestri e che dovette fare e crescere da solo.

Cristoforo Santanna non è un grande artista, uno di quelli che se ne stanno beatamente sospesi nei cieli eterei dell’Universo dell’arte; in Calabria chi, per sua fortuna o suoi meriti è emigrato, o si è inserito egregiamente in una scuola, com’è il caso di quel Marco Cardisco, già citato nel '500 nelle famose “Vite” dal Vasari, o è divenuto egli stesso in una certa misura un caposcuola, com’è il caso di Mattia Preti, che avrebbe portato la maturità barocca ad una elaborazione senza fratture con il passato divenendo egli stesso punto di riferimento essenziale dell’intera pittura italiana del '600.

A Cristoforo Santanna è toccato un destino diverso: quello di operare da solo in una realtà isolata, in una realtà nella quale, pur scorgendovi elevamenti innovatori rispetto al passato e in taluni casi veri e propri centri di cultura autoctona, rimane pur sempre una realtà politicamente e culturalmente arretrata, qual’è quella della Calabria del XVIII sec., una realtà staccata da quelle aree geografico-culturali della nostra Penisola che vedranno i pittori del '700 spostarsi nelle Centro Corti d’Europa e fare del XVIII secolo il primo grande secolo dell’internazionalismo nell’arte. Privo di maestri, praticamente solo, Cristoforo Santanna ha parlato il linguaggio di un popolo. Questa è la chiave di lettura delle sue opere. Ma quel linguaggio lo ha parlato a lungo e con intensità, per circa quarant’anni, e noi, a distanza di due secoli, abbiamo il dovere non solo di leggerlo, ma anche di salvaguardarlo nel migliore dei modi, perché si tratta di un linguaggio che al di là delle forme e dei colori si è tradotto ormai nel concetto generale della storia della nostra terra.

Il numero delle tele ritrovate, occorre ripeterlo, è oggettivamente rilevante e la ricerca, per quello che riguarda le opere di committenza privata, non è riuscita ad estendersi oltre un limitato numero di lavori, mentre si hanno attendibili notizie circa l’allontanamento della nostra regione di molte tele che furono appunto commissionate al Nostro da privati e nobili famiglie calabresi; ma sono molte anche le Chiese di Calabria che non sono state visitate ancora e che sicuramente ospitano altre tele del Santanna o della sua bottega.

Questo punto, per evidenti ragioni, non può essere affrontato in questa sede; ciò che adesso interessa è una breve disamina delle opere di Cristoforo Santanna nei paesi della Sila e segnatamente di quelli che rientrano nella organizzazione giuridica della Comunità Montana Silvana.

Pertanto, tornando al punto di partenza, sempre nel paese di Spezzano Piccolo è decorato, dal Santanna, il soffitto ligneo della Chiesa come abbiamo già accennato.

A poca distanza, Spezzano della Sila registra la presenza, nell’antico convento di S.Francesco di Paola, di un’altra tela del Santanna: La Fuga In Egitto: questo quadro firmato e datato 1788, è stato esposto nell’occasione della mostra nel museo Civico di Rende. Nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo c’è poi un quadro del Santanna che rappresenta l’Adorazione dei Magi.

A Celico è documentata, per i lavori nella Chiesa di S.Michele Arcangelo, la presenza dell’artista, che fu ospite della famiglia Via. La Chiesa è chiusa per motivi di restauro. Nello stesso paese, nella Chiesetta dell’Assunta, altra tela del Santanna che rappresenta una Messa in suffragio delle anime purganti.

A Rovito, nella Chiesa della Riforma, ecco altre tele di Cristoforo Santanna: S. Francesco d’Assisi, firmata e datata 1765 e S. Michele Arcangelo, firmata e datata 1792; lo stato di conservazione di queste tele è anch’esso precario.

A Pedace, la Chiesa di San Pietro e Paolo è un vero e proprio monumento dell’arte del Santanna. Purtroppo, però, la Chiesa è anche un monumento che testimonia quanto siano inutili e pretestuose le opinioni di coloro che ritengono che con gli scarsi mezzi a disposizione , mezzi tra l’altro anche finanziari, non può essere recuperata la figura di un semplice decoratore, come è stato definito il Santanna. Un discorso di preferenze nel campo dell’arte, se portato alle lunghe, è un discorso totalmente chiuso a ogni seria argomentazione culturale: simili argomentazioni sono il risultato di una mentalità perdente come quella che, in altri e diversi campi, ha relegato la Calabria in una sorta di solitudine silenziosa che ha sortito l’effetto di un’amara e forse insanabile discrasia fra la nostra e le altre regioni d’Italia. L’intero edificio sacro, a cominciare dal soffitto, che, guarda caso, è decorato dal Santanna, versa in condizioni di indecoroso abbandono. Le opere di Cristoforo Santanna nella Chiesa suddetta sono: un Battesimo di Cristo, firmato e datato 1792, un S. Emilio e S. Rocco, una Crocifissione, un S. Michele Arcangelo, una Madonna fra S. Giuseppe Lavoratore e S. Lucia, una madonna fra S. Giuseppe e San Francesco di Paola, una Gloria dell’Assunta; si tratta di tele che per la precarietà della conservazione richiederebbero immediato restauro, quantomeno conservativo.

Tutto questo senza elencare il resto delle opere degne di recupero, fra le quali spicca uno splendido mobile datato a fuoco: 1612.

Ancora a Pedace, nella piccola Chiesa di San Francesco di Paola, attigua all’antico monastero abbandonato (perché non promuovere, da lì, dal restauro dell’antico edificio un Museo, per esempio, del mobile calabrese?) altra tela di Cristoforo Santanna attualmente sottoposta a restauro. Altra bella pagina pittorica del Santanna, purtroppo anch’essa claustrata in una insostenibile dimenticanza, è quella che rappresenta Cristo in trono e Santi nel convento di San Francesco di Paola a Pietrafitta. Nello stesso paese, nella Chiesa Matrice, un S. Nicola di Bari.

Risalendo per i paesi della fascia presilana, in un itinerario che è quasi un unicum nella storia della pittura calabrese, il paese di Aprigliano ospita anch’esso, nella Chiesa di S. Stefano due tele di Cristoforo Santanna, una Madonna del Rosario fra S. Domenico e Santa Caterina e una Madonna incoronata fra i Santi Pietro e Stefano, entrambe firmate.

Come pensare, a questo punto, che l’artista chiamato a prestare la propria opera a Taverna, accanto agli immortali capolavori di Mattia Preti, non venisse chiamato a prestarla altresì nella patria adottiva di Gioacchino da Fiore? E infatti ecco il suo pennello impreziosire con tre dipinti, anche il secolare Archicenobio di S. Giovanni in Fiore : una celebrazione del SS. Sacramento, una vergine fra S. Rocco e Santa Lucia, firmata e datata 1762, un S. Michele Arcangelo, siglato “C.S.P.”.

E’ evidente, dunque, come si evince da un sia pur sommario excursus pittorico, che non esiste paese della Comunità Montana Silana che non annoveri, fra le testimonianze del suo passato, opere di Cristoforo Santanna.

Il problema, se mai, riguarda una sensibilizzazione collettiva del fenomeno che non può che partire da un’attiva presa di coscienza delle singole Amministrazioni interessate, che potrebbero fare del recupero e della valorizzazione del Santanna – per i validi motivi su esposti – un momento di partenza del recupero più ampio dell’intero patrimonio storico e artistico della Comunità.

Ripercorrendo le vie del pittore Cristoforo Santanna, è possibile ritrovare, dunque, il bandolo di una matassa, che per troppo tempo è rimasta aggrovigliata e che si chiama Settecento Calabrese, con tutte le sue implicanze storiche, sociologiche e artistiche – culturali. Il mobile calabrese, ad esempio, di cui i Conventi e le Chiese possiedono superbe testimonianze, il patrimonio librario che, andato in gran parte disperso, è ancora possibile salvare, oppure, le sculture lignee; e s’intravedono già, al solo accenno, i profili di eccezionali artisti dimenticati, di abilissimi ebanisti, di intagliatori e via dicendo.

Una via, insomma tutta da percorrere alla ricerca di quanto ancora esiste nella storia e nella tradizione della Comunità Silana, come strumento di preparazione per affrontare un futuro che, sulle soglie del Duemila, ci chiede di non osservare passivamente tutto ciò che avviene nella altre parti d’Italia, ma di coinvolgere forze vive, capacità culturali, tecniche e finanziarie, per divenire da soli i protagonisti del nostro tempo.

Se la Comunità Montana si farà interprete di queste istanze, che in buona sostanza corrispondono da un lato alle esigenze di chi intende rilanciare in modo nuovo l’immagine della Calabria, dall’altro all’opinione di chi crede profondamente che senza memoria storica non c’è futuro, i risultati si potranno toccare anche nell’immediato.

Cristoforo Santanna, così presente eppure così dimenticato, è una coscienza muta che ci interroga.

Gianfranco Labrosciano