Alighiero Boetti, una grande mostra

Cosenza, 15 Marzo 2006


La grande mostra di Alighiero Boetti da poco conclusasi a Palazzo Arnone, a Cosenza, di un percorso espositivo comprensivo dell’intera opera dell’artista, ha segnato indubbiamente una svolta nel variegato panorama culturale relativo alle arti figurative in Calabria. La sola esposizione di un maestro di questa portata , con il relativo arredo tecnico, scientifico e storico-documentario, cambia pagina rispetto al passato nella metodologia espositiva del nostro territorio, che finalmente si legittima, a pieno titolo, in un contesto nazionale e finanche europeo.
Alighiero Boetti è segno di un tale avanzamento linguistico e culturale che una sua mostra misura il livello dell’intero territorio che la realizza, e certo la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Calabria con questa rassegna ha raggiunto il risultato di affrancare finalmente Cosenza e la Calabria dal mero e alquanto noioso provincialismo espositivo nel quale da gran tempo sembravano essere sprofondate.
Ma chi era Alighiero Boetti e cosa ha rappresentato nell’arte italiana?
Chi era è presto detto. Un autodidatta che è pervenuto a uno dei più significativi esempi della linea Concettuale dell’arte italiana. Egli stesso ebbe a dire, a proposito di una sua mappa ricamata:”..Quando emerge l’idea base, il concetto, tutto il resto non è che da scegliere”.
Instancabile esecutore di un multiculturalismo espressivo attuato quasi sempre in presa ludica e coloristica, Alighiero Boetti sviluppa un sistema Concettuale che ha il sapore di una “catasta” ( dal nome di una delle sue opere) di processi linguistici e matematici, ma anche filosofici e alchemici, elaborata anche in chiave esoterica e tautologica.
Dopo un bruciante esordio nella corrente dell’Arte Povera, si impone all’attenzione di pubblico e critica nella seconda metà degli anni Sessanta per tematiche sempre più concettuali e di una stringente attualità. Le riflessioni sul tempo, sul frammento, sull’ordine e il disordine, nonché le realizzazioni estetiche dovute alla elaborazione progressiva delle funzioni delle immagini nella cultura, fanno di questo artista uno dei più notevoli e prolifici del linguaggio nell’arte del nostro tempo. Dagli inizi agli anni Novanta sperimenta un nomadismo di tecniche e di materiali attraverso una ricerca che, sempre incentrata attorno a una matrice concettuale, elabora di volta in volta la simmetria, la moltiplicazione, i codici di classificazione e persino i moduli identificativi di individui e collettività, come le cifre territoriali degli Stati e le decorazioni delle bandiere.
Di una stringente attualità, come dicevo, (Basti pensare, per fare solo un esempio, all’importanza data all’Aghanistan come teatro antiretorico di contemporaneità storica)Boetti ha influenzato una componente essenziale della cultura artistica postmoderna che ancora oggi, guardando alla sua lezione, continua a fare arte utilizzando materiali diversi come modalità linguistiche alternative di produzione estetica.
Le nuove generazioni artistiche non cessano di guardare all’opera di Boetti come a una preziosa guida di primaria importanza nella ricerca di un’arte innovativa della visione del mondo e della vita.
Per questo la mostra di Cosenza non va dimenticata. Il caposcuola Boetti per la nostra città può costituire, se si va avanti così, giuste le intenzioni spiegate in catalogo dal Soprintendente Salvatore Abita, un punto di non ritorno.
A partire dal quale, cioè, l’arte si fa davvero seriamente.

Gianfranco Labrosciano