Firenze città negataRepubblica, Febbraio 2000 |
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Chiusi il Museo Archeologico, l’Opificio delle Pietre Dure e il Museo Marino MariniNel giorno dell’ecologia e della cultura, quello, per intenderci, in cui Firenze si sarebbe dovuta “scoprire camminando”, come recitava lo slogan sui depliant diffusi dovunque a cura del Comune di Firenze e del Ministero dell’Ambiente, la città ha invece rivelato il degrado e il malgoverno di tutte le istituzioni culturali. La scelta di aprire gratuitamente ai residenti alcuni fra i più importanti musei cittadini è stata disattesa vergognosamente, e per i residenti che si erano “incamminati” fino a Via della Colonna, Via degli Alfani e Piazza S. Pancrazio non c’è stato nulla da fare: il Museo Archeologico, l’Opificio delle Pietre Dure e il Museo Marino Marini non erano affatto visitabili gratuitamente. Per farlo bisognava pagare, come tutti i giorni. Ovvero, tutta Firenze è stata invitata a visitare gratuitamente musei nei quali si poteva accadere solo pagando. E molti, naturalmente, hanno fatto dietro front. Sicché anziché di un servizio, si è trattato di un grave disservizio ai danni del cittadino, di una promessa sbandierata su tutti gli organi di informazione da parte della Pubblica Amministrazione e non mantenuta, del fallimento di un’azione di coordinamento del territorio totalmente inefficiente a garantire il servizio promesso e, in ultima analisi, di una grave lacuna politica e tecnico-amministrativa a gestire la cosa pubblica. I musei in parola, per la verità, esponevano sui vetri delle relative biglietterie la circolare del Ministero con la quale si revocava la scelta di consentire l’accesso gratuito. Ma al contempo diffondendo i depliant pubblicitari dell’iniziativa presso le biglietterie medesime. E così, per esempio, all’Opificio delle Pietre Dure si poteva ritirare il depliant che confermava l’ingresso gratuito, ma per entrare occorreva acquistare il biglietto. Se poi qualcuno chiedeva come mai i giornali e i quotidiani fiorentini non avessero dato la notizia della contro-decisione del Ministero, si rispondeva che la colpa non era del museo, ma, caso mai, dell’Ente promotore dell’iniziativa – cioè del Comune – “forse della Soprintendenza?” suggeriva timido qualcuno. “Non lo so”, rispondeva un altro, evasivo, per me, sono molto “incazzato” - Lasciatemelo dire - ma come cittadino italiano, oltre che come critico d’arte, non risiedo in città ma per l’occasione sono stato invitato da un gruppo di amici residenti per la bella passeggiata alla “scoperta” dell’arte fiorentina. Ho accettato volentieri l’invito di far loro da cicerone. Invito che guarda caso è arrivato nel giorno in cui i musei erano aperti al pubblico gratuitamente. Altro che Giubileo, direi io: ciò che svuota i musei è il prezzo del biglietto, non la paura delle folle chiacchierine. Comunque, ho accettato da non residente, ovvero il mio biglietto d’ingresso me lo sarei pagato. E invece, malauguratamente per loro, è andata male ai miei amici fiorentini, che non potendo entrare gratuitamente mi hanno mostrato prendendosela a morte con gli amministratori, quanto questa città sia indifferente alla cultura che essa stessa ha prodotto. Ma la figuraccia del Comune di Firenze resta. Anzi, si tratta di individuare le precise responsabilità degli organi di governo, locale o nazionale, che hanno gestito in maniera così indecorosa una giornata che, infondo, doveva essere celebrativa di un nuovo modo di agire e di pensare. Il guaio di ciò che si è verificato non è tanto quello del danno recato al cittadino per il disservizio di cui trattasi, chi fra quelli di cui di questi tempi si lamenta questo è anzi uno dei più sopportabili, quanto di avere inserito un ulteriore elemento di sfiduci in termini di aspettative da parte della Pubblica Amministrazione, di promesse sbandierate ai quattro venti e poi puntualmente disattese. Ma lo “scivolone” del 6 Febbraio è sintomatico di altre pecche. È paradigma, per esempio, dell’incapacità di una classe di governo a pianificare un servizio, quello relativo alla cultura, appunto, che dovrebbe andare a beneficio di tutti e che invece, come la “Giornata Aria Fresca” docet, è appannaggio di pochi. Ma qui s’innescherebbero altri meccanismi, che non è il caso approfondire. L’importante è protestare vivamente, con forza, contro chi ha promesso inutilmente e disatteso l’apertura gratuita dei musei credendo forse che sarebbe passata inosservata. E invece è stato travolto dalla vergogna. Anche perché, se non erro, ci sono ancora tre domeniche da trascorrere a piedi nel centro di Firenze. Con l’augurio di andar per musei, e non senza arte e né parte. Gianfranco Labrosciano |
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