Un Viaggio nelle cultureKaleghé, Febbraio 2000 |
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“Musa, quell’Uom di multiforme ingegno, che molto errò … che città vide molte e delle genti l’indol conobbe…” Così incomincia l’Odissea di Ulisse, ossia la dimostrazione di una storica, sperimentata metodologia per un nuovo modo di abitare il mondo. Un teatro la cui durata temporale è incentrata su un’azione-evento che crea possibilità di scambio e di incontro tra diverse culture. Orbene, l’uomo contemporaneo, specie quello Occidentale, che viaggia nello “scompiglio” di internet, il più potente strumento di sostegno e promozione verso la realizzazione della multiculturalità intesa come esigenza e paradigma fondamentale della nostra epoca, lo stesso Uomo che “viaggiando senza viaggiare” può conoscere usi costumi di popoli diversi, le diverse religioni e culture, grazie a un’adesione entusiastica alla globalizzazione, lo stesso che con un semplice “clic” impresso sulla tastiera con l’energia di una febbre di Sabato sera, realizza un’azione-evento suscettibile di mutare lo scenario del mondo, non ha ancora elaborato un progetto interculturale capace di avviare un suo nuovo modo di essere, e nemmeno una qualche educazione sociale volta alla comprensione e alla convivenza fra i popoli. Prova ne è l’avvilente disinteresse generale per il fenomeno della immigrazione, considerata più che altro ghiotta opportunità di sfruttamento economico, e non un’occasione per realizzare l’utopia di una “nuova città” attraverso il cambiamento della mentalità e l’aggregazione. Sicché il novello Ulisse, che ancora naviga, può dare un senso al suo viaggio solo procedendo verso l’interscambio culturale. Un viaggio non convenzionale per realizzare ciò che prima non esisteva, il sogno di una contaminazione creativa capace di sperimentare le diversità e le realtà dei popoli. Alla Sicilia, in particolare, spetta il compito di realizzare una città multiculturale che, a partire da una restaurata fusione con gli immigrati del mondo arabo, e nella piena autonomia della sua continuità storica e politica, possa costruire il ceppo autoctono di una “vera Itaca” verde e umile, l’approdo per i naufraghi che siamo verso una terra di tutti, di ognuno e di nessuno. D’altra parte, se esiste una “sicilianità” che delimita i confini regionali in una identità compiutamente definita, è anche perché essa si è formata grazie anche all’apporto dei contatti con la cultura araba, e alla sperimentazione costante, nel corso di secoli, di immigrazioni rilevanti provenienti dal mondo islamico. Il mondo arabo, dunque. Questa dimensione vasta che non è reale se non in quanto dimensione della coscienza dell’individuo contemporaneo e capace di dilatarne la durata, in un viaggio di conoscenza che può cambiare la morfologia sociale e culturale dell’Occidente. Qui lo sguardo si perde. Nonostante le innumerevoli informazioni on-line sembra incapace di ridisegnare la realtà di una mappa rappresentativa di spazi e confini, praticamente illuminata. Mi riferisco all’Islam l’enorme serbatoio culturale a cui l’uomo occidentale si rifiuta di attingere. Perché una generalizzazione diffusa che non ha messo in discussione i rapporti con l’alterità, ha generato disinteresse verso “l’altro”, conformità e ozio intellettuale verso la costruzione di una rete positiva di azioni-eventi volta all’arricchimento e alla valorizzazione delle “altre” culture. Il risultato è che nella cultura della globalizzazione il mondo arabo corrisponde a una serie infinita di orientamenti vaganti che generano soltanto pregiudizi e totale disinformazione. Tutto questo in un’epoca in cui parlare di “altro” può sembrare perfino anacronistico, poiché “l’altro”, a pensarci bene, è un elemento integrante di noi e del nostro mondo. Il viaggio di “Ulisse”, allora, continua. Sorge la volontà di intraprendere un cammino di esplorazione e conoscenza nella storia, la cultura, la religione e l’assetto geo-politico dei paesi del mondo arabo. Una conoscenza che però non ripieghi solo sul passato, in vista di una mera riscoperta sul ruolo storico della civiltà arabo-islamica sulla nostra, ma punti a una “ricollocazione strategica” di quel mondo in funzione di nuovo assetto dell’Uomo contemporaneo. Il quale o è multiculturale, o non è. Stessa cosa per gli stati contemporanei, o si svincolano dai condizionamenti imposti da un’etica nazionalista che non ha più ragione di esistere, o sono destinati a perire. Occorrono individui e stati che interagiscono di più sul piano culturale e si conoscano meglio. E questo vale anche per chi guarda al mondo arabo. Vale per tantissime famiglie del Kuwait i cui membri sono ancora ostaggi militari in Iraq, dopo la guerra del Golfo Persico. Una guerra, per noi occidentali così rapida che non è stato possibile ritenere nella memori. Ma le ferite restano. Il Kuwait, paese solidale e amico verso tanti paesi deboli, fra i quali del --------- d’Africa e problemi del Medioriente,--------- paese giovane ma scientificamente, culturalmente e tecnologicamente avanzato, lo stesso paese che, per esempio, all’indomani dell’attentato agli Uffizi di Firenze devolvette a beneficio del Comune Italiano la somma di Centottantamilioni per far fronte ai primi interventi urgenti a salvaguardare uno dei simboli della cultura italiana e di ogni tempo, ebbene questo stesso popolo è oggi fra i più colpiti quanto al principio di sovranità e al diritto all’esistenza autonomamente stabilita nei loro confini territoriali. Vale per i migliaia di “decaperecidos” mussulmani e arabi non mussulmani di cui non si ha notizia in molti paesi islamici, i dispersi che vengono in Europa e non fanno più rientro nei loro paesi d’origine. Vale, in ultima istanza, per quanti s’illudono che gli immigrati arabi possano essere al massimo un oggetto di studio e di ricerca, e non soggetti portatori di culture da valutare su un piano di parità. Soprattutto per chi pensa che l’interculturalità sia solo uno spazio di relazione fra culture diverse, e non invece un luogo in cui l’individuo a guardarsi, a conoscersi e a specchiarsi dentro, a ricominciare un “altro” viaggio, necessario e irrinunciabile: quello interiore. Gianfranco Labrosciano |
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