Godranopoli a Giusto Sucato

Giornale di Sicilia, Gennaio 2000

La storia di Francesco Carbone è scritta nelle migliaia di documenti, di saggi di critica dell'arte e di recensioni che recano impresso il valore dell'intellettuale che è stato, del critico militante, dello strutturalista, e del ruolo culturale che ha esercitato in Sicilia durante tutto il corso della sua vita.

Ma la sintesi del suo pensiero, della multiforme attività intesa a comprendere le cause ultime delle relazioni fra gli uomini, materiali e antropologiche dell'esistenza, è senza dubbio il museo di Godranopoli, quel piccolo edificio esteticamente anche poco apprezzabile che tuttavia è un fiore all'occhiello per un paese - quello di Godrano - altrimenti del tutto autonomo, e per la Sicilia intera, stante il suo eccezionale contenuto culturale.

Intendiamoci, Francesco ha fatto ciò che ha potuto, e la sua operazione si presenta oggi come una proposta museale alternativa, da sviluppare secondo le linee guida tracciate da lui stesso, ma ancora in itinere, da potenziare nelle sue enormi possibilità di ricerca e di didattica. Ma tutto ciò sarà possibile solo a condizione che si decida di voler continuare l'opera del maestro, di tenere cioè in vita Godranopoli, perché di questo si tratta. Della scelta quanto più responsabile possibile di una collettività chiamata a riflettere sulla vita di Godranopoli, ma anche su sé medesima e sul proprio destino. I tal senso Godranopoli si pone di fronte ai siciliani come un crocicchio, una di quelle immagini estreme di fronte alle quali è necessario arrestare il cammino e fermarsi, prima di scegliere la via e proseguire.

In altri termini la Sicilia deve fare i conti con Godranopoli, perché il museo di Francesco è già un pungolo, perché è paradigma vero di tutto ciò che succede in Sicilia, dei suoi contrasti, delle sue grandezze ma anche delle sue sconfitte, dei suoi trionfi ma anche delle sue cadute, di quella certa condizione storica e culturale che fa della Sicilia una delle perle del continente europeo ma anche una fra le più opache e meno brillanti.

Orbene, ora che Francesco non c'è più, adesso che è calato il sipario sulle quinte della sua vita, non per questo deve calare anche su Godranopoli. La ricerca di Francesco si è svolta essenzialmente attorno al problema della trasmissione del sapere e della cultura intesa come azione vivificante. Per questo è necessario che venga continuata, filtrata attraverso la migliore elaborazione possibile del suo pensiero e trasmessa alle generazioni future. Se la sua lezione sarà accolta, e Godranopoli vivrà, la Sicilia sarà depositaria di uno fra i pensieri più nobili del nostro tempo, e potrà offrirlo in comunicazione diretta al mondo intero. Ma se Godranopoli cesserà di esistere un pungolo resterà per sempre conficcato nelle coscienze di tutti, e noi potremo argomentare attorno alla cultura, al sentimento della cultura, ma non potremo parlare più di cultura, che è altra cosa.

Se tutto questo è vero, occorre chiedersi come bisogna gestirlo, con quali fonti, pubblici o privati. Propongo, senza mezzi termini, un'associazione culturale denominata "Amici del museo Godranopoli", che abbia lo scopo di promuovere, di potenziare e di diffondere le teorie di Carbone. Un organismo privato, insomma, concepito in continuità e coerenza con l'ideatore, che lo ha portato avanti privatamente e senza interferenze "politiche" di nessun genere. A una simile creatura dovrebbero collaborare gratuitamente i numerosi intellettuali e conoscitori, amici di Francesco, che durante la sua vita lo hanno apprezzato e stimato.

Ma che dovrebbe occuparsi materialmente della gestione del museo? Anche qui, senza mezzi termini, propongo Giusto Sucato, che non solo è l'erede culturale più autentico delle teorie artistiche di Francesco, il discepolo che puntualmente ha applicato le sue teorie sull'arte nella propria produzione artistica fino a farne una cifra stilistica compiuta e una personale, quanto autoctona, rappresentazione formale, ma è anche colui che insieme a Francesco stesso ha messo su la collezione etnoantropologica, la raccolta dei reperti, la sistemazione delle opere d'arte, delle riviste e dei libri della sezione della biblioteca. Giusto Sucato è stato per tanti anni al contempo esecutore del pensiero di Francesco e creatore materiale del museo, custode geloso e accompagnatore paziente, guardiano e promotore insieme, tanto che a poco a poco ha sentito Godranopoli come una parte della sua vita, e come tale continua a sentirlo. Dopo la scomparsa di Francesco in tanti si rivolgono a lui per chiedergli di fare qualcosa per Godranopoli. Ma chi lo conosce sa che non può farlo.

Quel benedetto geniaccio che si cela nella sua persona non gli consente di farlo. Madre natura, che lo ha dotato in quanto all'arte, non ha voluto concedergli il beneficio successivo della cultura, e forse è meglio cosi, perché altrimenti non sarebbe quell'animale strano, onnivoro e rapace, che consuma e si consuma nel fuoco sempre acceso dell'arte. È un illetterato, lo sappiamo tutti, un incolto, e non è proprio la figura di intellettuale raffinato cui si desidererebbe affidare un museo.

Tuttavia è la persona giusta, l'unica direi, per Godranopoli. Si è cosi identificato, nel corso del suo lungo sodalizio con Carbone, con il museo di Godranopolì, che ne rappresenta la tradizione più verail duo sentimento più profondo, al punto che i suoi manufatti sembrano il prolungamento materiale delle stanze del museo, che altro non sono che l'allargamento delle immagini interiori di Carbone.

Quanto a Godranopoli, perciò, bisognerebbe comportarsi con Giusto, come i musulmani- tanto per citare una cultura che in Sicilia è attecchita durevolmente -, hanno fatto riguardo a Maometto: hanno scelto come successori gli uomini che gli erano stati più vicino, non avendo l'inviato di Allah stabilito prima della morte che dovesse succedergli. Ci hanno pensato gli altri, coloro che hanno voluto diffondere la sua dottrina.

Fra le tante rassegne che ho presentato sulla sorprendente attività di Giusto, diversi anni fa in Calabria ne intitolai una cosi:"Giusto Sucato e Godranopoli". Oggi, utilizzando il titolo, direi: "Giusto Sucato è Godranopoli". E chi non lo conosce, chi non s'immerge nella disarmante semplicità dell'uomo e nella complessa natura artistica, non può veramente comprendere fino in fondo né Francesco Carbone né Godranopoli. È come se in Giusto circolasse quell'essere di Francesco che ha dialogato costantemente con gli umili, con quella creta umana che ha trasportato su altri piani a altre dimensioni, e negli stessi comportamenti di Giusto affiora a volte quel certo Francesco sognatore - bambino che si stupiva di ogni cosa e partecipava con gioia al multiforme, variopinto spettacolo della vita. Ma questa è un'altra storia. Riguarda la vicenda, personale, unica e irripetibile, di due uomini che si sono amati e rispettati tutta la vita, ed è logico che alla fine abbiano finito per somigliarsi.

Ciò che qui interessa, invece, è la sorte di Godranopoli. Da parte mia ho avanzato solo delle proposte, ma l'ho fatto pensando a due condizioni diverse, quella dell’intellettuale e quella dell'artista che si sono incrociate in un ideale altissimo che è stato realizzato con il contributo di entrambi, Godranopoli. Il quale potrà sopravvivere solo se Giusto, che ne è il legittimo erede culturale e affettivo, potrà occuparsene.

E tanto basti, per il momento, per avviare un dopo-Carbone serio, costruttivo e duraturo.

Gianfranco Labrosciano