Ulisse

Di Tutto un Pò, Giugno 1997

Nel video che illustrava "Ulisse" curata dal sottoscritto nel Castello Nelson di Bronte, nel 1995, al momento dell'ingresso degli artisti si accesero i colori, sulla falsariga de "il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders. La simbologia del colore venne utilizzata per indicare la fine della solitudine, mentre le immagini degli artisti erano accompagnate da una voce fuori campo che recitava il primo libro dell'Odissea di Omero.

Si configurò, così, una sorta di viaggio-esposizione che fosse anche luogo e durata della coscienza. Un viaggio-movimento interiore ed esteriore, inteso come movimento della mente che avrebbe consentito agli artisti di "Ulisse" di recuperare ognuno per suo conto un ruolo e un'identità, una ragione autentica e non mistificatoria, un valore che fosse di misura e di equilibrio alle spinte e controspinte del variegato e troppo spesso truccato mondo dell'arte contemporanea.

Un viaggio, alla fine, di recupero e di riattualizzazione artistica del pensiero greco, cioè della nostra migliore tradizione storica e culturale. Successivamente uno dei partecipanti alla mostra di Bronte, Pino Pingitore, di Catanzaro, visto che gli artisti invitati erano tutti del Sud, mi propose un effettivo progetto di lavoro attorno a un concetto dell'arte contemporanea che avesse per riferimento, appunto, il mondo greco.

Così è nato Ulisse", un movimento artistico i cui effetti ancora durano, e, sorprendentemente, si rivelano capaci di illuminare lo scenario culturale ed un teatro dell'arte cui sono puntate le attenzioni della più attenta e aggiornata critica.

Naturalmente il travaglio conseguito all'idea è stato lungo e laborioso, come in genere succede quando in arte si tenta di percorrere altre vie.

Per esempio, e questo per inciso fu un altro punto sollevato da Pingitore, come riferire all'arte contemporanea i valori posti dalla filosofia greca, come quelli dell'etica? Questione difficilissima, soprattutto oggi, in un sistema dell'arte inquinato, dominato dalla pubblicità e dalla legge del mercato, che affossa ogni valore di comportamento, calpesta la deontologia e, al massimo, obbedisce soltanto all'estetica. Naturalmente non tutto è mistificazione, ed esiste anche in arte una necessità etica, poiché l'arte rientra nella c.d. scienza delle comunicazioni, e l'etica è essenzialmente scienza della condotta.

Ma, per entrare e permanere nell'ambito della filosofia greca, la nozione di Etica si contrappone nelle due diverse concezioni di Platone e di Aristotele. Quest'ultimo considera l'etica come il fine della condotta umana che individua nella felicità, da raggiungere con il mezzo della ragione. Per Platone, invece, che nel “Filebo” definisce il bene, ossia l'etica come la forma di vita mista costruita dall'intelligenza e dal piacere, c'è un'etica delle virtù, che sono funzioni dell'anima, e descrive le virtù particolari fino a quella che le comprende tutte: la giustizia. Orbene, nella concezione platonica emerge la nozione di piacere, e questo è l'aspetto che ci interessa di più. Il piacere come desiderio, liberazione degli impulsi vitali e auto-affermazione del sé, come creatività e abbattimento degli ostacoli dovuti alla distruttività, alla costruzione, agli impulsi di morte, etc.: ostacoli che sono anche quelli che incontra "Ulisse", come gruppo, e ognuno dei componenti il gruppo stesso. Ed ecco comparire la psicoanalisi come strumento, mezzo che consente la razionalizzazione della condotta, anche in senso artistico. Questo punto era un notevole passaggio sulla via della teorizzazione di "Ulisse", che trovava così "l'aggancio" fra cultura greca e quella contemporanea. Ovvero il circolo si chiude alla fine di un "viaggio" che può portare solo alla conoscenza del sé.

Ma si tratta di un'Odissea dell'arte, che deve esplicitarsi attraverso l'arte, dunque entrare in contatto col mondo, un'Odissea per la quale occorrerà, alla fine, perdere i connotati individuali, particolari, e sconfinare nell'universale.

Insomma, man mano che lo sforzo interpretativo si approfondiva, gli artisti si identificavano oltre che con la propria storia, con quella dei rispettivi territori di appartenenza, che circoscrivono in sostanza l'universo italiano del mondo greco, di cui la Calabria, essere in essa il "cuore" di "Ulisse", riafferma una sua centralità anche mediante l'arte contemporanea e rivisita un'altra realtà, quella greca appunto, poggiante sull'idea di una purezza del pensiero incontaminato ed espanso verso tutte le direzione del sapere.

Emerge, in sostanza, la volontà di una precisa collocazione all'interno della storia, intesa come concetto di un tempo dilatato che non ha perduto il suo concetto essenziale, quello di essere storia dello spirito. La centralità del pensiero greco, recuperato attraverso l'arte contemporanea, cioè mediante l'operazione quotidiana di un soggetto tendente a elaborare un manufatto ideale offerto in comunicazione propositiva ad uomini contemporanei, emerge così in tutta la pienezza e totalità dell'edificio ideale che quel pensiero stesso seppe costruire. Sicché il mondo greco si configura come modello ideale nel quale l'arte trova profondità di campo e maniera per attecchire, poiché la sostanza da attraversare non è più, o non solamente, la materia, ma l'epidermide morbida e trasparente della storia, presente e passata, e l'osmosi del tempo: il flusso della coscienza.

In questo senso l'artista di "Ulisse" sfonda l'epidermide e apre un varco nella memoria fino a trovare una precisa collocazione storica e la sua identità culturale. È la coscienza dell'uomo contemporaneo che naviga verso l'avvenire, e la nave su cui procede è quella del tempo.

Il viaggio di Ulisse, quello Omerico, non è finito. Finirà quando un novello "Ulisse" si ricongiungerà a quello greco e insieme riprenderanno a viaggiare nel mondo. Ecco perché uno degli artisti del movimento, Riccardo Lo Brutto, di Caltanissetta, con le sue "Maschere di Ulisse" rivisita il tempo della storia dell'uomo, del suo peregrinare, delle sue rivoluzioni e involuzioni, delle sue conquiste ma anche dei suoi fallimenti, dei suoi trionfi ma anche delle sue cadute. Dunque la presenza di "Ulisse" è testimonianza di un patrimonio ideale che non è stato dimenticato, e di una cultura contemporanea che vuole assimilarlo per un "confronto" capace di sottoporre a giudizio critico l'atteggiamento dell'epoca contemporanea in relazione al sapere inteso come strumento di vita pratica per l'uomo.

E il fatto che "Ulisse" ci sia, che sia nato in Calabria il suo viaggio, è indice sicuramente di una "grecità" che ancora permane nel territorio. Perché se ogni viaggio è il frutto di una volontà che lo muove, la volontà implica anche una scelta, di posizionarsi nel mondo.

Gianfranco Labrosciano