Katja ScarpinoCosenza, Sede del Centro Studi, Luglio 2003 |
Katja in Galleria | |||
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C’È VITA SOTTO LA TELA: I quadri di Katja ScarpinoGiovedì 31 Luglio 2003 La Provincia"Essa lasciandomi piangendo forte/mi disse: "Quanto ci è dato soffrire,/o Saffo: contro mia voglia/io devo abbandonarti". Così Salvatore Quasimodo, in una lirica dedicata a Saffo e ad una sua amante, celebra la femminilità, aperta a sé stessa e a sé bastevole. Il senso di una femminilità che va perdendosi, sgretolandosi tra gli ingranaggi di una modernità sempre più emulativa del ruolo maschile del potere, è il senso che sembra aver intercettato nelle sue opere la giovane artista catanzarese Katja Scarpino. La mostra si conclude oggi presso il Centro Studi "Labrosciano" in Corso Telesio. Si tratta di una ricerca in itinere, noti compiuta dunque, iniziata da una spinta verso ciò che pulsa, ciò che ha vita, ciò che l'artista sente esisterle sotto i piedi, sulla pelle e nel respiro dei giorni trascorsi a vivere una civiltà sempre più accecata dagli "effetti", sempre meno sensibile alle cause. Le opere rimandano continuamente all'idea di una vita “dietro" o "sotto" o "dentro"; rispetto a ciò che si vede in superficie. Le composizioni constano di elementi materici come i collant (“la seconda pelle delle donne”) tirati lungo la superficie dei telai e induriti dai gessi e dai colori, lasciandone in parte evidenziare le smagliature, che sono screpolature, squarci che si aprono sulle presunte certezze di una vita vissuta, tuttavia, in stato di inconsapevolezza. Al di sotto di questi strati si "muovono" le escrescenze di una forma di vita primordiale, simile a quella degli insetti o, se si vuole, dei funghi. L'impatto estetico delle opere conduce d’acchito ad una dimensione sotterranea (intrauterina) ma, un'osservazione attenta lascia scoprire un universo di concetti e astrazioni, coerenti con un atteggiamento critico rispetto alla realtà dei tempi moderni. Katja Scarpino elabora una compresenza di leggi della natura avversate dagli usi umani della vita civile, ove, comunque, a soccombere è la sovrastruttura contra naturam delle regole umane, rispetto all'impeto irrefrenabile della vita che, si rigenera nonostante tutto. Nondimeno l'artista prescrive la felice situazione dell'eternità' ciclica dell'esistenza, restituendo la dovuta rilevanza ad ogni forma di vita mai indipendentemente considerata. La trama elaborata sulle opere significa null'altro che un imprescindibile quanto "logico" legame tra le cose viventi, una necessità di natura rispetto alla quale ogni atteggiamento di dominio umano si palesa precario e revocabile. La donna riconquista quindi la propria dimora originaria, che è attaccamento rispettoso alla terra, elemento equilibrante del congegno vitale, protezione, scrigno contenente il mistero della vita stessa, intimità spontanea, erotismo in assenza di colpa, purezza degli accadimenti fisici. Luigi Guido |
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