Margherita PolizziPalermo, Villa Niscemi, 4-10 Aprile 1998 |
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Vuoti di memoriaL'arte di Margherita Polizzi è la trasposizione di un atteggiamento intellettuale dovuto alla necessità di cogliere la verità di un nemico implacabile che si chiama realtà e che invece continuamente sfugge, si sottrae allo sguardo di uno spettatore attonito che indaga attorno un fiume fenomenico di cui non riesce a cogliere né il senso, né la misura, né le regole. E' un flusso di coscienza, allora, che trapassa in questo fiume, e ne capisce certe valenze e certe apparenze, sia pure in bagliori fulminanti e momentanei che squarciano profondità enigmatiche e inaccessibili. L'antagonismo allora, del bianco e nero, sottolinea una ambiguità di fondo, permanente, nella quale l'artista blocca l'istante della vita che rappresenta in grumi di materia amorfa, statica e immessa in movimento vorticosi e fuggenti per indicare, forse, quella cosa «inutile» che siamo, numerose e una. Allora forse, la realtà di Margherita è quella di un «senso del sentimento» che trova nell'arte una soluzione altra rispetto alla fredda razionalità che indaga, per approdare al nulla, semplicemente al nulla di una realtà che può essere afferrata in uno slancio, un lancio verso l'alto dall'immenso serbatoio della vita. E questo é un messaggio dell' arte di chi affida al flusso di coscienza la possibilità di prolungarne la durata e di identificarsi col principio dell'evoluzione vitale. Le venature di bianco, le striature, i giri vorticosi del colore, sono i segni di un caos, profondo ed e inalterabile, assoluto e misterico, che sottende una ricerca dell'ignoto, un passaggio da un microcosmo a un microcosmo, e la materia, l'inalterabile materia, di Margherita, non è che il nudo fatto di esserci, di esistere come fatto naturale intriso di una drammatica necessità. Questa a mio avviso è una prima chiave di lettura per intendere l'opera apparentemente banale di Margherita, che invece di scontato non ha niente, se non, forse, l'identificazione col «nulla» che cosi efficacemente rappresentata. Gianfranco Labrosciano |
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