Pino Pingitore

Cosenza, Sede del Centro Studi, Maggio 2003

Pino in Galleria

"Introspezioni": L’arte concettuale di Pingitore al centro studi "Labrosciano"

Martedì 13 Maggio 2003, il Domani


Nella produzione dell'arte i procedimenti che guidano l'azione, dipendono dalla nostra percezione della realtà, e i risultati sono strettamente legati alle esperienze del passato, alle conoscenze individuali acquisite e alle conoscenze aperte dalla progettualità che tende a modificare i nostri modi di vedere.

Le opere dell'artista Pino Pingitore, che in questi giorni presenta presso il Centro studi "Gianfranco, Labrosciano ", sono dei prototipi che evitano l'illustrazione, o lo stereotipo della rappresentazione.

La sua proposta visiva è un'operazione libera, quasi intuitiva, che relega la mimesi a fatto secondario.

Uno spazio visivo, quello dell'artista, che tende alla decultura, alla regressione dell'arte che ci conduce allo stato preiconografico.

La ricerca, dunque, non è una visione, ma un oggetto visivo che invita ad essere percepito per quello che è. Il dato, pertanto, non nasce da una causalità, ma da una coscienza conquistata da uno studio della percezione delle forme che l'artista organizza senza mai trascurare i dati sensoriali.

Egli, con l'ausilio di materiale recuperato, riesce con maestria a conquistare la superficie, e i segni innestati nel campo rivelano la loro qualità e trasmettono delle connotazioni funzionali diverse.

Sostanzialmente l'autore ci invita a comprendere l'interazione di segno-superficie di oggetto campo, come comunicazione visiva, e il campo operativo è la sua spiegazione.

La rassegna, denominata "introspezioni” è una sorta di piccola antologica delle opere dell'artista, che, avendo iniziato il suo percorso negli anni settanta celebra, in tal modo, il suo trentennale di attività.

Un modo per analizzare la sua vita dal di dentro della sua pittura e dell'operare artistico, affinché la sua arte diventi referente e della coscienza e del flusso esistenziale".

Ancora una volta, dunque, il Centro Studi “Gianfranco Labrosciano" promuove la cultura di un artista che, specie a Cosenza, merita di essere conosciuto.

La mostra può essere visitala nei locali del Centro Studi, in pieno centro storico, fino al prossimo 28 Maggio 2003.

Enrico Meo

La via interiore di Pingitore, sulle orme di Ulisse

Venerdì 16 maggio 2003, La Provincia


Presso i locali del Centro Studi Gianfranco Labrosciano", in Corso Telesio sono presenti le opere, imponenti per dimensioni e contenuti, dell'artista catanzarese Pino Pingitore. La mostra si terrà fino al 30 maggio offrendo al visitatore un "viaggio" attraverso i periodi che maggiormente hanno caratterizzato l'opera dell'artista.

Dall'informale all'astrattismo geometrico, al concettualismo, potremmo dire, naturalistico, Pino Pingitore forgia la "via inferiore" mediante proposizioni estetiche dal sicuro impatto felice.

Qui, felicità dell'estetica è intesa come convenienza, corrispondenza, efficacia della risposta (esaustiva e totalizzante) alla domanda, sempre implicita, su cosa sia l'arte.

Questo artista è impegnato ormai da oltre sei lustri nella ricerca del "Significante" fino a giungere, già circa 15 anni or sono, ad implementare il lavoro artistico con quello di grafico pubblicitario.

Pino Pingitore è però un'altra creatura della terra di Calabria, un altro amante della tradizione della Magna Grecia in quanto cosciente di esserne egli stesso discendente.

Si tratta di una coscienza tersa, sgombra delle scorie del tempo che finisce per generare in Pino Pingitore una sorta di fenomeno attrattivo vero e proprio, verso il mondo greco, inducendolo ad esplorarsi e rinvenire in sé l'altro polo di questo fenomeno attrattivo, fino al punto di ricapitolare i propri "flussi semantici inferiori" lungo una sorta di filogenesi dell' "Uomo".

Nel periodo in cui Pingitore si dedica all'astrattismo geometrico, egli elabora le forme partendo forse dalle più alte vette del proprio intelletto, per poi condurle nelle profondità dell'anima, insediando ciascuna figura geometrica negli oscuri moti dell'essere.

Sono attività positive del congegno mentale che squarciano gli ispessimenti "geologici" della parte inconscia umana, disorganizzando il caos e creando spazi aperti da fasci di luce che dall'alto disvelano l'arcaico e l'ancestrale prima segregati nelle viscere dei tempi.

Sono tentativi progettuali di un tempio interiore. Con l'uso della forma pura egli sente la solennità dell'esistenza divina e tenta, forse, di costruire il proprio tempio interiore.

Tuttavia Pino Pingitore è anche pittore concettuale che tenta però di indirizzare la propria idea ai legami tra uomo e ambiente. In ciò esalta l'appartenenza al terreno individuando, negli elementi primari dell'acqua e della terra, ma anche nel legno come nei manufatti umani (corda, vetro, specchio, ecc.), l'interlocutore possibile del probabile fruitore visivo dell'opera.

Il carattere mite dell'artista e la sua natura riflessiva non ostacolano però gli impeti delle sue mutazioni esistenziali capaci, anzi, di condurlo fino ad una sorta di commistione del sé con il mito di Ulisse.

Non si tratta mai, tuttavia, di un mero processo di identificazione col mito; Pino Pingitore non ha miti con i quali identificarsi. Si tratta piuttosto di un riconoscimento cosciente di come tutti i contenuti del mito odisseano siano, realmente, divenuti elementi simbolici, capaci di attrarre nella propria area di significazione gli oggetti e le azioni dell'uomo del terzo millennio, per poi restituirli rinnovati... d'antico.

Le opere concettuali di Pino Pingitore sono dunque le "macchine del tempo" che fanno ritornare l'Uomo al proprio passato, restituendolo poi al proprio presente non privo di mutazioni ma certamente rigenerato nel crogiolo della storia: una storia, quella umana, di cui sicuramente il mito di Ulisse ne costituisce la metafora per eccellenza.

Luigi Guido