Domingo NotaroMorano Calabro (CS), Convento di San Bernardino, 23 dicembre 2003–12 gennaio 2004 |
Domingo in Galleria | |||
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L'infinitezza del disegno di Domingo Notare è nudo segno librato di libertà e di speranza che la modernità non può sopprimere ma che, destinato a durare nel tempo, può solo risaltare come recupero di un senso della vita imprescindibile e ineliminabile. Emerge, a ben vedere, la tendenza al superamento soggettivo dell’ oggettività mediante l’assottigliamento e finanche la spoliazione di elementi impuri, e dunque il principio di un'operazione capace di condurre all'astrattismo. Ma, al contempo, vi è strutturazione dell'oggettività di una sintesi che operando la selezione dei dati visivi ne fa scaturire altri essenziali. Come se una forza naturale, azionando i meccanismi della durata e della testualità, giungesse a definire “l’obiettivo” della sintesi del reale in maniera immediata, intensa, determinata. Così il segno dell'artista, di un indubbio valore plastico, arriva al disegno puro, che non è monotona ripetizione di forme né vuoto formalismo astratto, ma soggetto lirico di elementi plastici della realtà colti con la sensibilità emotiva che si inoltra aritmicamente nello spazio come un flusso di coscienza. E’, ancora una volta, il tempo interiore, la sintesi e l'intuizione di un senso della vita che, senza perdere i suoi elementi di immediatezza, e dunque il racconto psicologico di un dato particolare, si riferisce a “tutta” la realtà che ci circonda e al suo carattere cosmico e universale. Poeta dell'immaginazione balenante che si fa pregnante rigore compositivo, Domingo Notaro decanto il segno-senso dell'uomo nel disegno virtuale, al limite dell’astratto. E si arresta sulla soglia di una materia amorfa, suscettibile di variazioni infinite, capaci di trasformare la realtà stessa in qualcosa di nuovo e di “altro", sul confine di una cosmogonia fatta di oggetti puri e assolutamente ineliminabili. Sotto questo aspetto è un classico. La sua è una conoscenza intuitiva che deconcettualizza il mondo e ci consente l’accesso a una visione cosmocologica capace di stabilire collegamenti con la fenomenologia, l’ermeneutica e l'ontologia. Sì che il suo disegno dura nel tempo, frutto dell'efficacia dell’arte in sé, che persiste in ragione del suo "funzionalismo", inteso come forza collegata ad altre forze in grado di produrre energia inducente alla tonalità dell'essere. La spinta poetica plasma le situazioni metamorfiche in sintesi creative protese" all’armonia, rivelazioni di una nuova forma che, varcando la bidimensionalità della superficie, ci fa penetrare ulteriori dimensioni di vita: oltre lo stallo dei nostri sensi intorpiditi. Gianfranco Labrosciano |
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DOMINGO NOTARO: I Disegni a MoranoMercoledì 24 dicembre 2003, La Provincia“Non sono assente, sono lontano, quasi dentro le cose che amo”. Domingo Notaro è anche qui, dentro i suoi quadri, è un'ombra dietro i profili morbidi delle sue creature che sembrano disegnate dal fumo di una sigaretta. Purezza e semplicità: sono gli elementi essenziali dell'opera di questo straordinario artista calabrese, argentino d'adozione. Morano Calabro ospita fino al 12 gennaio i suoi disegni, nella cornice suggestiva del convento di San Bernardino. Un appuntamento da gustare, in questo spicchio di vacanze, a partire dalla bellezza architettonica del luogo che lo ospita. La mostra è stata organizzata dal Centro studi per l'arte contemporanea Gianfranco Labrosciano e promossa dal Comune di Morano Calabro. Si tratta di opere molto interessanti del maestro che ha esposto i suoi quadri in alcune delle gallerie d'arte più importanti del mondo. Domingo Notaro nasce nel 1939 a Palermiti. Le prime "sperimentazioni" a pochi anni di età, quando sfidando la paura del buio esce nella notte e disegna nell'aria con tizzoni accesi, segni che si perdono poi nel nulla. Nel 1949 si trasferisce in Argentina, da qui in poi comincia il suo viaggio artistico che passa per i più grandi musei del mondo. Tanto per fare un esempio, a New York le sue opere sono esposte assieme a quelle di Chagall, Dufy, Lèger, Modigliani, Picasso. Uno dei momenti più importanti della sua carriera d'artista è senz’altro l'incontro con Picasso. l grande pittore italiano rimase profondamente colpito dalle opere di Notaro, al punto da volerne possedere qualcuna. «L'infinitezza del disegno di Domingo Notaro è nudo segno librato di libertà e di speranza che la modernità non può sopprimere, ma che, destinato a durare nel tempo, può solo esaltare come recupero di un senso della vita imprescindibile e ineliminabile». Così Gianfranco Labrosciano, nell'introduzione al catalogo della mostra. «Poeta dell'immaginazione balenante che si fa pregnante rigore compositivo - prosegue Labrosciano, Domingo Notaro decanta il segno-senso dell'umano nel di segno virtuale, al limite dell'astratto. E si arresta sulla soglia di una materia amorfa, suscettibile di variazioni infinite, capaci di trasformare la realtà stessa in qualcosa di nuovo e di "altro", sul confine di una cosmogonia fatta di oggetti puri e assolutamente ineliminabili». I disegni di Domingo Notaro hanno linee purissime e fluide, «sprigionano – dice ancora Labrosciano - l'irresistibile intensità di una forma essenziale che riesce a valicare ogni rappresentazione del quotidiano. La spinta poetica plasma le situazioni metamorfiche in sintesi creative protese all'armonia, rivelazioni di una nuova forma che, varcando la bidimensionalità della superficie, ci fa penetrare ulteriori dimensioni di vita: oltre lo stallo dei nostri sensi intorpiditi». Benedetta Caira |
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Forme in Libertà: Domingo Notaro in mostraDomingo Notaro espone alle falde del Pollino. Organizzata dal Centro Studi per l’arte contemporanea Gianfranco Labrosciano e dagli assessorati comunali al turismo ed alla cultura, la mostra si potrà visitare sino al 12 gennaio. Storia di un successo annunciato, ovvero come balzare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale con una mossa da manuale. Sarà stato probabilmente questo il fine del vicesindaco Giuseppe Di Gesu quando verso la fine di novembre ha avuto la strepitosa idea di portare a Morano il grande pittore. Calabrese di nascita, Notaro restò nel suo paese natale, Palermiti (CZ), sino all’età di dieci anni, poi come spesso accadeva agli inizi del cinquanta, con la sua famiglia scappo dal disagio in cerca di miglio fortuna. La promettente Argentina li accolse. Qui maturò il suo genio. Un crescendo di affermazioni in tutto il mondo che lo portò a raggiungere i vertici della pittura moderna. Da bambino amava sfidare l’aria pungente della sera con dei tizzoni ardenti per crearne forme evanescenti e sognare. Cominciava così lentamente e ad impregnarsi di quella sensibilità di cui i suoi disegni sono la testimonianza più efficace. Inventò il chinacido, una soluzione tra inchiostro e acido che esalta la luminosità, componente di cui Notaro è da sempre affascinato. “ non ho mete da raggiungere- sostiene con semplicità – se non il volare in me stesso, andare oltre l’orizzonte, misurare il cielo e valicarlo…”. Il pensiero che prende nelle trentuno opere collocate nel monastero di San Bernardino da Siena; quadri che narrano di questo figlio del profondo sud e delle meraviglie che scaturiscono dalla sua mano. Pablo Picasso, col quale Notaro intratteneva un sincero rapporto di amicizia, affascinato dalla sua arte così lo consegnò alla storia: “Tu sei un io bambino con molti più secoli sopra la tua statura umana. Spero che qualcuno lo comprenda perché tu possa sviluppare al più presto tutta la genialità che già hai dimostrato di possedere”. E non fu solo il caposcuola spagnolo a descrivere con toni lusinghieri il pittore calabrese che si esprime catturando i segni che si trovano nel buio. “La pittura di notaro – ha detto Pavlov Pavlovic – è una favola che ci racconta spazi inediti dei sentimenti umani. La sua magia consiste nell’anticipare i tempi, avvertendo la disgregazione di tutti i convenzionalismi e nel contempo creando una simbologia leggibile per l’uomo nuovo”. Ed ancora Waldermar gorge scriveva: “Il grande visionario di un mondo di forme magiche, di uno stile monumentale”. Qualche anno fa Carlo Bò affermò:”… le sue opere rientrano nella categoria dell’invenzione e della metamorfosi suprema delle cose… Il filosofo, il poeta e il pittore insieme hanno scritto un capitolo inedito dell’arte contemporanea”. Lucidissimo ed esauriente il commento di Gianfranco Labrosciano nella brochure di presentazione dell'evento: «L'infinitezza del disegno di Dominio Notaro - scrive il critico d'arte - è nudo segno librato di libertà e di speranza che la modernità non può sopprimere ma che, destinato a durare nel tempo, può solo risaltare come recupero di un senso della vita imprescindibile e ineliminabile. Emerge, a ben vedere, la tendenza al superamento soggettivo dell'oggettività mediante l'assottigliamento e finanche la spoliazione di elementi impuri, e dunque il principio di un'operazione capace di condurre all’astrattismo. Ma al contempo, vi è strutturazione dell'oggettività di una sintesi che operando la selezione dei dati visivi ne fa scaturire altri essenziali. Come se una forza naturale azionando i meccanismi della durata e della gestualità, giungesse a definire l'obiettivo della sintesi del reale in maniera immediata, intensa, determinata». In altre parole Labrosciano esalta la straordinaria capacità che Notaro possiede nel fondere magistralmente astrattismo e realismo. Il recupero dell'intensa emotività figurativa e l'unicità delle complessioni sintetizzate in unico elemento pittorico. Arte astratta per l'appunto, ossia rappresentazione del mondo non in senso naturalistico ma più marcatamente con linguaggi autonomi carichi di significati propri. Tutto nel segno di una corrente estetica elaborata a partire dalle esperienze fauviste ed impressioniste, che enfatizzando il colore trascendevano dalla priorità del soggetto e proponevano una lettura interna del reale. «Poeta dell'immaginazione balenante che si fa pregnante rigore compositivo, - aggiunge Labrosciano - Domingo Notaro decanta il segno/senso dell'uomo nel disegno virtuale, al limite dell'astratto. E si arresta sulla soglia di una materia amorfa, suscettibile di variazioni infinite, capaci di trasformare la realtà stessa in qualcosa di nuovo e di altro, sul confine di una cosmogonia fatta di oggetti puri assolutamente ineliminabili. ....La spinta poetica plasma le situazioni metamorfiche in sintesi creative protese all'armonia, rivelazioni di una nuova forma che ci fanno penetrare ulteriori dimensioni di vita: oltre lo stallo dei nostri sensi intorpiditi». Soddisfatto il vice sindaco Giuseppe Di Gesù - e non poteva essere diversamente - : "happening di queste dimensioni – ha rilevato - elevano il livello qualitativo dell'offerta culturale e ci convincono oggi più che mai che la promozione del nostro borgo passa anche attraverso spinte importanti come quella in corso. Le sinergie presenti sul territorio, ancora una volta hanno dato prova di grande potenzialità riuscendo a volare molto in alto». Alla manifestazione di chiusura, da non perdere assolutamente, è prevista la presenza dell'artista. Pino Rimolo |
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