Gina Nicolosi

Cosenza, Galleria d’arte “Il Sagittario”, 25 Settembre 2001

Gina in Galleria

Gina Nicolosi ambienta la sua visione del medioriente in un'operazione artistica tanto efficace quanto ancora la materia che tratta è interamente o quasi da perlustrare, a cominciare dalla dimensione della donna musulmana.

Le sue creazioni sono il frutto di un confronto di genere, come donna e artista, con un "pianeta" assolutamente affascinante e seduttivo, la cui complessità corrisponde esattamente ai limiti di una cultura laica e occidentale che pretende di averne delimitato i confini e circoscritto i contorni.

E invece, pare dire l'artista con le sue scarpe oggetto, più sensuali, eleganti, seducenti e stregate di tutte quelle a spillo o altre che dir si voglia cui si esercita quotidianamente la nostra logorroica iconografia erotica, la donna è portatrice di valori che sfuggono ai censori che non conoscono né il gusto, né la spiritualità, né l'etica di un popolo che affida lo sviluppo dei suoi interessi fondamentali proprio alla donna.

Ecco, l'artista vive tramite l'arte una relazione continua e privilegiata con la donna araba, in un campo d'azione che è fuori dagli stereotipi comuni e che, abbattendo i limiti del confine e della differenza, apre orizzonti di unione in cui l'arte e il sapere diventano strumenti per un progetto egualitario in cui il "velo" diventa strumento e metodo per l'emancipazione di una realtà che non conosce confini e che è identica in ogni parte del mondo, quella della donna, appunto.

L'arte di Gina Nicolosi è dunque il segno di una categoria dell'appartenenza che distingue l'essenziale dal secondario in base a un patrimonio estetico che è di così alta valenza da sottendere un patrimonio etico che va messo sotto tutela, al di la di ogni enfasi e prevaricazione.

Gianfranco Labrosciano