Totò Mineo

Cosenza, Galleria d’arte “Il Sagittario”, 25 Settembre 2001

Totò in Galleria

"L'irriverenza, la dissacrazione, il senso dello smarrimento e del frammento di una tonalità irrimediabile perduta e l'esigenza, forse, di ricercare una spiritualità della forma oltre la prigione della materia, costituiscono i corollari di una ricerca estetica che assume come simbolo l'Etna, nucleo privilegiato e luminoso di un'indomabile vitalità.

Un'ispirazione mossa da un "distacco" concettuale, quello di Totò Mineo, per una metafisica del vuoto che può riempirsi, forse, solo in un respiro disteso, in un impulso audace come un rapido tocco di pennello o un'esplosione vulcanica, che tutto copre e distrugge. L'Etna, allora, è il simbolo assunto come morte necessaria, in vista di ricominciamento, per un nuovo assetto dell'arte e della vita. Un simulacro sospeso in alto, poggiato su esili colonne di ferro pronte a crollare, a cadere al primo colpo di vento, al primo tremore

Il territorio circostante all'Etna, inteso come ambientazione anche materica per l'opera, è il retaggio percettivo e sensoriale delle sue creazioni, e agisce come stereotipo classificatorio del senso e del segno.

I lavori dell'artista, infatti, si collocano nello spazio come oggetti senza fuinzioni, come effimeri reperti di un mondo dove alberga il senso della distruzione totale, compresa quella di questo dono alchemico che è l'arte.

Gianfranco Labrosciano