Bartolomeo GattoSan Giovanni in Fiore (CS), Galleria “De Luca Arte”, 12 dicembre 1993 |
Bartolomeo in Galleria | |||
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Le cattedrali di pietraDavanti a un’opera di Bartolomeo Gatto, nella quale la figura di una donna austéra affiorava dall’inalterabile sagoma di una pietra, mi vennero in mente alcuni versi, bellissimi, di Baudelaire: "Sono bella, o mortali/come un sogno di pietra /e il seno mio, che a tutti fu sventura/genera un amore eterno e muto come la materia ". Su questa materia, che è appunto di pietra, di roccia, Bartolomeo Gatto ha affondato la sua coscienza per cercare misteri che non si possono conoscere, perché risolverli o tentare di risolverli equivale a scoprire altri misteri e altri enigmi. Per questo le sue opere hanno il fascino e il sapore di una bellezza vagheggiata e perduta, così lungamente, affannosamente ricercata da incarnare essa stessa il ricettacolo della sua passione. Perché le pietre? Nelle opere passate c’erano pietre nelle quali risaltavano forme di volumetrica saldezza, volti di uomini e donne baciati e accarezzati da lividori mortali, fissati nella verità dell’hic et nunc. Uomini di allora o di adesso non ha importanza, così come la pioggia che cade è la stessa di quella che è caduta o che cadrà. Nelle opere più recenti le figure, che affioravano da profondità apparentemente inestricabili, e sulle quali la sovrapposizione di stratificazioni materiche rendeva evidente l’urgenza di riportare alla luce ciò che era sommerso, celato, come un’operazione archeologica, le figure dicevo sono scomparse. E’ rimasta la pietra. Perché? Forse perché la vita è pietra e sballo, essenziale e definitiva, come due termini precisi o polivalenti. Anche l’arte è come la pietra, profonda e ineludibile. Per questo, adesso, nelle sue opere c’è solo la pietra. C’è coagulazione e sintesi. Ecco perché rispetto alle pietre del passato, sulle quali l’artista stendeva morbide velature di colore e tinte quasi acquerellate, densi strati di materia appesantiscono finanche i contorni delle forma: si è ispessita la materia del suo sentire .Nella pietra c’è adesso tutta la passione, la carne dell’uomo-artista quale prova estrema di esperienza, di orgoglio, di gloria e di morte. La materia cosi densa, magmatica, pulsante di energia pronta a esplodere in una gestualità di tipo quasi informale, è pregnante di una condizione dell’uomo più generale, più vasta e ineludibile della pietra. Sicché le immagini di Bartolomeo Gatto, così monumentali, sorgono come cattedrali di pensiero costruite sulla pietra, e per l’improbabile metafora dell’arte rendono un’illusione più vera di tante cose che invece non esistono. Questo, evidentemente, è il frutto della sua perizia e del grande bagaglio tecnico di cui è attrezzato, ma anche del suo speculare, del suo dialogo serrato con certi termini che gravitano da sempre intorno all’uomo e che sono imprescindibili, come le pietre o gli alberi. Gianfranco Labrosciano |
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