Naire Feo

Cosenza, Sede del Centro Studi, Maggio 2003

Naire in Galleria

I paesaggi di Naire Feo sembrano contenere o illustrare tutta la nostra esistenza sognata.

Come isole arcane, lungamente desiderate, affiorano sulla superficie dei riquadri e assecondano i nostri desideri di una specie di vita in cui rifugiarsi, di tanto in tanto, prima di ritornare alle nostre abitudini quotidiane.

Sempre solitari, sempre avvolti da un alone di isolamento capace di far insorgere sentimenti di stupore o di meraviglia, i suoi paesaggi hanno la capacità di cogliere forme visibili di simboli e segni in grado di rappresentarci legami, aspirazioni e ricordi essenziali della nostra vita.

Sicché sono liberi mondi in cui l'artista si svincola dalla percezione delle cose, della realtà, e, allontanandosi dal mondo in virtù di un percorso estetico straniante compiuto in funzione del più affascinante tra i viaggi, quello interiore, ecco che riesce a rendere un transito della coscienza verso la nostra più profonda identità emozionale.

Più che paesaggi, allora, sono veri e propri autoritratti dell'anima.

Spazi, a ben vedere, in cui gli indizi esteriori - orizzonti infiniti, vaste distese, cieli plumbei e dune di terre assolate e lontane - tentano di svelare altri significati, elementi che ci sfuggono, forme pure che agiscono su libere associazioni, e, alla fine, elementi segreti della nostra psiche che tenta di rivelarsi.

Per meglio dire, quello di Naire Feo è il paesaggio di una pittura distaccata, evasiva, selezionata e realizzata da e per la lontananza, in vista di una realtà che crediamo esplorata e conosciuta in ogni suo particolare e che invece ci sfugge e continuamente ci spiazza, gioiosamente o tristemente.

Si tratta dunque di paesaggi interiori, o di realtà interiorizzate da un grado emozionale e poetico che agisce in profondità per effetto di uno stupore estatico provocato dalla visione di mondi meravigliosi le cui scene si svolgono nel profondo, e ciò che offre la realtà impallidisce di fronte allo spiazzamento delle certezze, alla vista di qualcosa che crea discontinuità e stupore.

Di questo si tratta. Di un'arte capace di cogliere emozioni complesse e in grado di guidarci verso l'universo dei sentimenti che rappresenta.

Tutto dicono, infatti, i suoi paesaggi. Narrano della nostalgia, di un inconscio e primigenio desiderio di ritorno al passato, della realtà intesa come luogo che possiamo in parte modificare e, in maniera simbolica, delle azioni realistiche - in questo caso la pittura - che possiamo esperire in risposta al principio del piacere.

Personalmente, quest'opera mi suggerisce l'idea di oltrepassare i limiti e andare oltre, procedere qualche metro più in là, oltre lo spazio scenico della tela. Mi pare che ci sia, su tutto, un silenzio assoluto, o forse la vibrazione, la risonanza di tutte le voci del mondo, e gli stessi colori, sono di volta in volta trionfo, estasi e buio.

Certo, su questi spazi quasi desertici, su questi appunti visivi sussurrati in presa immediata e lirica, su questi suoni e su queste luci, c’è anche un nulla infinito, ma c'è anche una realtà simile a quella del sogno, che però suggerisce la veglia, non il sonno.

E' la reverie, una realtà diversa, più incantata e libera, un mondo fantastico e immaginario che si allontana da quello reale per appropriarsene.

Si sogno davanti ai paesaggi di Naire Feo, e veramente si ha la sensazione che sotto questa essenza pittorica, sotto questa materia profumata e insufflata di eteree tonalità, sotto queste sfumate e improbabili prospettive aeree, si cominci a toccare la sostanza di un altro mondo, di un mistero profondo, originario e fantastico che la bidimensionalità della tela, da sola, non potrebbe mai dare.

Gianfranco Labrosciano

PAESAGGI INTERIORI: Tra realtà e sogno

Domenica 4 maggio 2003, La Provincia


Oltre le montagne, oltre i confini dello sguardo. Dove i contorni non si distinguono più e le forme si fondono, diventano sfumature del colore.

E’ l'orizzonte di Naire Feo, pittrice calabrese che sta esponendo presso il Centro studi e ricerca dell'arte contemporanea in Calabria "Gianfranco Labrosciano", nel centro storico di Cosenza.

I suoi quadri sono finestre aperte su paesaggi irreali, deformati come in una trasposizione onirica.

Solo il colore dà un'identità alle forme: il rosso intenso di un tramonto, il verde di una distesa, l'azzurro e il bianco del cielo gonfio di nuvole.

Sereno, limpido, sospeso tra questa realtà e una realtà altra, il paesaggio di Naire Feo rimanda ad una profondità che si può solo intuire.

Lo sguardo affonda nel colore e arriva lontano, lontanissimo.

Senza inquietudine,quasi senza movimento, tutto è calmo, silenzioso, come il mare in una giornata di sole. Come una riflessione interiore senza spazio e senza tempo.

«I paesaggi di Naire Feo sembrano contenere o illustrare tutta la nostra esistenza sognata - scrive Gianfranco Labrosciano nell'introduzione al catalogo dell'artista - . Come isole arcane, lungamente desiderate, affiorano sulla superficie dei riquadri e assecondano i nostri desideri di una specie di vita in cui rifugiarsi, di tanto in tanto, prima di ritornare alle nostre abitudini quotidiane».

Essenze, Silenzio del cielo, Contemplazione, Quasi sereno, Estate mediterranea, Prima della sera: già i titoli delle opere annunciano lo stato d'animo, la predisposizione dell'autrice, trasmessi a chi osserva il quadro e viene abbracciato dalle sue atmosfere.

«Sempre solitari, sempre avvolti da un alone di isolamento capace di far insorgere sentimenti di stupore o di meraviglia - continua Labrosciano - i suoi paesaggi hanno la capacità di cogliere forme visibili di simboli e segni in grado di rappresentarci legami, aspirazioni e ricordi essenziali della nostra vita».

Realtà o immaginazione? La pittura di Naire Feo rimane sospesa tra due mondi, forse identici, forse speculari.

«Si tratta di paesaggi interiori, o di realtà interiorizzate da un grado emozionale e poetico che agisce in profondità per effetto di uno stupore estatico provocato dalla visione di mondi meravigliosi le cui scene si svolgono nel profondo, e ciò che offre la realtà impallidisce di fronte allo spiazzamento delle certezze, alla vista di qualcosa che crea discontinuità e stupore» afferma Labrosciano.

Non c'è forma che prevalga su altra forma. Nei paesaggi di Naire Feo ogni cosa è parte di un tutto che non si scinde, che non ha senso al di fuori del contesto in cui l'artista - a occhi chiusi o aperti - l'ha pensato.

«Pittura distaccata, evasiva, selezionata e realizzata da e per la lontananza, in vista di una realtà che crediamo esplorata e conosciuta in ogni suo particolare e che invece ci sfugge e continuamente ci spiazza, gioiosamente o tristemente».

«Un'arte capace di cogliere emozioni complesse - conclude Labrosciano - e in grado di guidarci verso l'universo dei sentimenti che rappresenta.

Tutto dicono, infatti, i suoi paesaggi. Narrano della nostalgia, di un inconscio e primigenio desiderio di ritorno al passato, della realtà intesa come luogo che possiamo in parte modificare e, in maniera simbolica, delle azioni realistiche - in questo caso la pittura – che possiamo esperire in risposta al principio del piacere.

Benedetta Caira