Riccardo DalisiLamezia Terme (CZ), Centro "Angelo Savelli", Agosto 1996 |
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Il Progetto CreativoL’esperienza estetica di Riccardo Dalisi, poggiante sull’assunto di un’arte costruttiva di funzioni per mezzo delle quali la società costruisce se stessa, si muove su un terreno fluido e omogeneo insieme, che sollecita verso una forma sempre interessata a vivere nel mondo, a essere per altrui, a estrinsecarsi in processi-progressi di senso rivolti verso un alto grado di integrazione sociale. Sicché le attività parallele – arte, architettura, design, scrittura – sono secrezioni interne di un progetto “sintonico” i cui umori sono armoniosamente equilibrati e in grado di stabilire inter-relazioni, relazioni fra i “fattori” mentali coinvolti e soltanto cristallizzati in un sistema totale in realtà integro e completo. E così ci capita di sentirci attratti da qualcosa che è al di fuori dal contesto abituale: segni e simboli non rappresentativi e astratti. Ciò perché l’arte di Dalisi è densa di concetti montanti i meccanismi di convenzione preventiva, e risalente in forme identificabili soltanto acquistando speciali conoscenze, come l’architettura di animazione o il restauro c.d. “divergente”, che risolvono in continuazione, piuttosto che in inattaccabili definizioni, i confini di mondi che invece così si sovrappongono. Arte tanto più innovativa, dunque, quanto più risultano di rottura i progressivi slittamenti cui procede, per erranza o spostamento semantico di un segno che è insieme processo di devianza e di riconoscimento istituzionale, traccia inconfutabile di storia e di memoria. Dall’intervento sulla città a quello sugli edifici e fino alle sue stupende caffetterie, il segno animativo di Dalisi s’iscrive in una poetica di valori estetici indicanti valori aggiuntivi, possibilità e interessi ulteriori, accrescimenti di senso a sistemi generalizzati troppo spesso in disordine, confusione e caos. Ne consegue un teatro d’immagini rappresentante una società riprogettata, le cui forme sono i simboli o i rimandi di una commedia dalisiana in cui l’imprevedibile si realizza in virtù di un costante esercizio fattuale di proposizioni mentali, assunti in forza di un progetto globale di trasformazione evolutiva. E questa è una grande lezione d’arte. Due parole sulle caffettiere. Si tratta di insolite apparizioni realizzate come una specie di sottrazioni, di presa in prestito da selezionate immagini di cultura popolare rimarcanti civettuole bizzarrie, capricci e soluzioni –anche formali- di senso commiste a un desiderio di verifica della tradizione, e risolte in chiave antropologica oltre che estetica. Ma sono sculture funzionali, poiché la componente estetica subordina quella d’uso ponendole come sviluppo dell’attività creativa. Insomma, nell’arte di Dalisi il viaggio delle forme si compie sotto il segno del dialogo con la “radice”, e la creazione e la finezza dialettica di una critica della modernità che recupera formalismi svuotati di una stagione progettuale depositata e svela tracce-percorsi auspicabili e fruibili. Gianfranco Labrosciano |
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