Bartolo ConciauroCosenza, Accademia del Cinema e della Televisione, Gennaio 2004 |
Bartolo in Galleria | |||
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Bartolo Conciauro, pittore, è nato a Palermo. Di formazione non accademica, ha al suo attivo mostre personali e collettive. Di estrazione informale, da anni prosegue una ricerca centrata sull'analisi delle esperienze astratte, in particolar modo di quelle italiane e tedesche. Si occupa di affresco e restauro. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private italiane e straniere. Presente in cataloghi e riviste specializzate, di lui hanno scritto, tra gli altri: Claudio Alessandri, Giovanni Cappuzzo, Francesco Carbone, Toni Curcio, Francesco Federico, Aldo Gerbino, Pino Giacopelli, Gianfranco Labrosciano, Marcella Palminteri, Vinny Scorsone. Vive ed opera a Palermo, con studio in Via D'Ondes Reggio, 8/A. |
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Il sistema aperto ed evoluto che sottende all'opera di Bartolo Conciauro e quello di un linguaggio capace di tradurre segni e valori semantici potenzialmente all'infinito, in una scala morfogenetica che accresce di continuo il senso percettivo della struttura e rende il pur piccolo mutamento creativo in funzione di rappresentazione concettuale. Sicché un moto di attrazione colpisce il riguardante, che viene in certo qual modo obbligato a soggiornare nell'opera, a sostarvi e a interagire in virtù di una spinta impulsiva che integra e arricchisce il significato e il senso della stessa. Il colore, a volte acceso, vibrante, vigoroso, e la gamma cromatica che a volte sa di soli annacquati e altre di terre fredde o di primavere piovose, finiscono per rimandare sensazioni corporee o epidermiche inespresse, come se sotto la stessa texture le opere contenessero desideri inespressi o indeterminati, scelti dall'artista per rappresentarci niente altro che magma, un quid primordiale, il flash di una visione svagata che sembra non appartenerci e che in realtà ci riguarda intimamente, come i sogni che non lasciano traccia. Le linee impresse o incise sulla superficie sono segni vettoriali che, se da un lato servono al bilanciamento formale dell'opera, dall'altro agiscono come tracce, impronte, quasi scritture atemporali che, sollecitando la componente astrattiva estendono la valenza percettiva dell'opera oltre i limiti del riquadro, come a voler esplodere o invadere l'ambiente circostante. Alla fine è un trionfo del colore e del gesto, ma controllato, normativamente determinato, perché risaltano sequenze e frammenti omogenei progressivamente ritmati, come un andante musicale o le singole e frammentarie riprese sceniche di un film, che solo nell'unita del montaggio può essere afferrato. Gianfranco Labrosciano |
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Le tele di Conciauro nell'Accademia del cinemaVenerdì 12 Marzo 2004, La ProvinciaPareti vestite di colore. Come superficie del mare sulla quale la profondità segna intensità diverse. Un mare rosso, un mare rosa, poi blu, poi verde. Barlolo Conciauro, pittore palermitano ormai noto a Cosenza, ha riempito con le sue tele le pareti bianche dell'Accademia del cinema e della televisione. Spazi che si candidano a rimanere aperti a talenti artistici come quello di Conciauro che da anni prosegue una ricerca centrala sull'analisi delle esperienze astratte, in particolar modo di quelle italiane e tedesche. E’ il colore strumento di conoscenza e di confronto con la realtà. Senza interferenze, senza interruzioni, le tele di Bartolo raccontano attraverso il movimento ora lento ora frenetico del colore, e il segno del pennello scompare: è un onda che a volte percuote e a volte accarezza. "Il colore, acceso, vibrante, vigoroso, e la gamma cromatica che, sa di soli annacquati e a volte di terre fredde o di primavere piovose, finiscono per rimandare sensazioni corporee o epidermiche inespresse, come se sotto la stessa texture le opere contenessero desideri inespressi o indeterminati, scelti dall'artista per rappresentarci niente altro che magma, un quid primordiale, il flash di una visione svagata che sembra appartenerci e anche in realtà ci riguarda intimamente, come i sogni che non lasciano traccia". Così il critico Gianfranco Labrosciano descrive le opere di Bartolo Conciauro che ancora per qualche settimana rimarranno esposte nelle sale dell'Accademia creata dal regista Giovanni Luca Gargano. Visitare la mostra significa anche scoprire un luogo di formazione e cultura pensato da giovani e per i giovani che è simbolo di una città nuova nella quale trovano spazio anche le ambizioni più grandi. E le opere di Bartolo Conciauro sono lo sfondo ideale dei sogni che abitano queste sale. |
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