Alessandro CalvanoSan Lucido (CS), Chiostro Comunale, 12-21 Agosto 2000 |
Alessandro in Galleria | |||
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Impegnato nella ricerca di una direzione coerente "dentro" il linguaggio dell'incisione, il giovane Alessandro ha già trovato una personale cifra stilistica sulla quale può senz'altro costruire con fiducia le successive tappe del suo lavoro. Un lavoro paziente, di certosina memoria, l'accumulo di una pratica grafica iniziata alla "bottega" di Osvaldo Borsani, maestro incisore di rara potenza espressiva, e condotta negli anni attraverso un dialogo intimo e straniante con una sorta di carta millimitrata sulla quale va tracciando quotidianamente il suo diario poetico di lavoro e di vita. Alessandro Calvano avverte la valenza metaforica e concettuale dell'arte, la forza simbolica ed espressiva che tende alla purezza formale mediante l'elaborazione del contenuto, al superamento dell'oggetto rappresentato e all'astrazione da esso per l'insinuazione mnemonica di una forma che riporta al passato, nostalgicamente, con una netta frattura rispetto alla contemporaneità. Voglio dire che persegue le ragioni dell'arte avendo intuito benissimo, a mio avviso, che ogni obiettivazione realizzabile della realtà resta una "mediazione", e che ogni determinazione dell'oggetto attraverso strutture logico - concettuali non corrisponderà mai all'oggetto stesso. La sua grafica allude a una bellezza concettuale sublimante la mediocrità di un quotidiano che riesce a ribaltare su un piano storico, di originaria e geometrica perfezione, e si fa “veicolo" di perdute condizioni in vista di recupero di una bellezza che non c'è. Osserviamo i suoi lavori. Su edifici antichi, abbandonati e deturpati, su piazze e monumenti di centri millenari, su facciate di chiese alterati e abrasi, su tetti di case e su selciati di vicoli e stradine rabberciate Alessandro Calvano costruisce un micromondo più rappresentabile, più originariamente godibile di quello in cui normalmente viviamo. E' come se una memoria archeologica, muovendosi in bilico fra oggetto e assenza, tentasse di costruire un'operatività del pensiero capace di sopravvivere alla rovina dell'oggetto rappresentato: è la linea di una diversa astrazione la cui mappa è ancora da tracciare. E' la volontà espressa mediante l'elaborazione di un gesto segnico formalmente felice di una grafica esattezza, la cui purezza sottolinea quella esistenziale dell'artista. La volontà di superare lo scenario reale di una spaventosa catastrofe collettiva, e avvenuta in una forma quantomeno vibrante di ordine e bellezza atta a restaurare uno spazio mentale di più aperti orizzonti. Questo, io credo, è il risultato più alto raggiunto da Alessandro Calvano, questo principe nobile e silenzioso che guarda all'arte fuori dalle mode, che lavora la sua grafica come un maestro artigiano lontano dai rumori del mondo, lontano dalle sue evoluzioni e dalle sue rivoluzioni culturali. L’arte non sfugge a questa regola. Reinhard Kosselek ha scritto:" nel breve tempo la storia è fatta dai vincitori, ma nel lungo termine le sconfitte sul fronte della comprensione sono venute dagli sconfitti". Perciò Alessandro non tema, il suo riconoscimento è già avvenuto. Gianfranco Labrosciano |
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