Festival “La Città del Sole”. Rassegna Mediterranea di Arte - Cultura - Pensiero.Nocera Terinese (CZ), 25 Luglio–25 Agosto 1998. |
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La mentalità mediterranea che progetta e si determinaArte MediterraneaMente. Come a dire: la mentalità mediterranea che progetta e si determina. Si trattava, e si tratta ancora, di produrre un atto consapevole e creativo che dispiegando un preciso atteggiamento intellettuale, e legando il tessuto socio-urbano del paese a quello culturale e storico di una più vasta area di riferimento, fosse in grado di offrire una possibilità per «ridisegnare», sia pure simbolicamente, una propria immagine e identità. A tal fine è stata scelta l'arte contemporanea, che riannoda il paese alla contemporaneità storica e congiunge, unisce in un nastro ideale il «luogo» della manifestazione ai luoghi fisici e mentali del Mediterraneo. Le mostre presentate sono tracce e segni di separate unità operative e di organizzazioni lontane, culturali e antropologiche, del territorio considerato. Ma sono anche gli elementi di una dinamica funzionale che interagisce e li aggrega attorno ad una medesima struttura generante produzioni di senso, regolari andamenti di una forma strappata al caso - e alla storia - che si autoproclama e si dichiara come indipendente e autonoma. Ne risulta la qualità di quella «macchina umana intenta a procedere instancabilmente attorno alla creazione del senso», come direbbe Roland Barthes, e che corrisponde, per quel che ci interessa, alla superficie concreta e simbolica del Mediterraneo. Gianfranco Labrosciano |
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Le scorie del TempoI muri erosi dal tempo, le trame delle porte essiccate, consumate e ridotte a lacerti di possibilità, le mattonelle dai colori sbiaditi, essiccati, sono proposizioni reinterpretate da Giusto Sucato in chiave di rimando, di ricordo di civiltà passate o trapassate nella moderna visione del consumo. Ciò che resta sono frammenti, ricordi lontani di un teatro collettivo, per lo più agropastorale dell'entroterra palermitano, che occorre inglobare come luogo peculiare della memoria e valorizzarlo in funzione abitativa e di verifica critica degli odierni stimoli metropolitani. In questo senso «il tempo rappresentato» di Giusto Sucato è la rituale rappresentazione di un segno, concettualmente apposto su quelli lasciati dall'attraversamento umorale del tempo, è simbolo di arresto e di catarsi che si fa cosciente opposizione contro la fuga e la dispersione della memoria. Muri, mattonelle e porte. Un «dentro-fuori» energetico ed espressivo atto a cogliere una diversa percezione della realtà e un termine stringente di paragone e di confronto. E l'intervento dell'artista è creativo, nel senso che non si limita a rivisitare il passato sic et sempliciter, ma a ricavarne nuova linfa e trasfonderla in linguaggio artistico originale e univoco. Come se l'arte, ritagliata e ritrovata nel “reperto”, riuscisse ad abolire le scorie del tempo. Giusto Sucato in Galleria Gianfranco Labrosciano |
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Una Metafisica particolareNelle opere di Saloua Jabeur la forma rappresentata si muove quasi impercettibilmente. Soggetti e oggetti sembrano subire mutamenti lievi, e trasformarsi in ritmi di lenti passaggi rituali che sono come l'ossatura intercalare del tempo, che trascorre e torna. Ciò che si muove di più, in realtà, è la materia che anima le opere circoscrivendo gli spazi delle superfici e della storia, l'anima popolare, e la forma raggiunta mantiene sempre misteriose interazioni con quella. Questa idea, indipendente dal pregiudizio della bellezza oggettiva, è alla base dell'opera della Jabeur, per la quale il dato oggettivo, sensibile della realtà, è il segno occasionale e solo apparente di una bellezza più profonda, che si cela nel carattere di un popolo e che solo con l'arte è possibile carpire, afferrare nella sua essenza. L'oggetto è solamente un mezzo, uno strumento per raggiungere una realtà sopra sensibile, che non potrebbe nemmeno essere sfiorata se non penetrando quella contingente come sostanza, come materia e carne del mondo. Questo è il fine del lavoro dell'artista: una certa metafisica della realtà popolare rappresentata attraverso lo slancio lirico. Lirismo, in verità, che si dispiega in una vera e propria sinfonia pittorica, magistralmente eseguita per toccare tutti i sensi e stimolare il ritmo di una fuggitiva, quanto vibratile e imponderabile poesia. Saloua Jabeur in Galleria Gianfranco Labrosciano |
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