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Un Centro Studi per l'Arte Contemporanea in Calabria
Cosenza, Casa delle Culture, Maggio 2003
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Un luogo e un'identità per l'arte contemporanea
Oggi pomeriggio alle 17,30 alla Casa delle Culture si terrà l'incontro-dibattito sul tema: Un Centro studi per l'arte contemporanea in Calabria. Interverrà il sindaco di Cosenza, Eva Catizone, il direttore dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, professor Rocco Pangaro, l'artista Stefania Di Dio nonché il Presidente del CentroStudi omonimo, Gianfranco Labrosciano, al quale abbiamo rivolto qualche domanda.
Premesso che il Centro Studi da lei creato, per quanto di giovane formazione è già fra i soggetti più attivi nel panorama dell'arte contemporanea in Calabria, qual è stata la riflessione che l'ha indotta ad una simile sfida? Nasce da una riflessione maturata in anni lontani, allorché mi trovavo per motivi di lavoro in giro in Europa e nell'Italia del nord. Per me, la professione del critico d'arte doveva avere un senso che andasse oltre il semplice recensire le opere altrui, che si trattasse cioè di un lavoro di recupero e di riconoscimento, innanzitutto da parte mia, di un genius loci che mi riguardava intimamente anche perché figlio di questa terra di Calabria. E così, dopo tanti indugi, mi sono deciso a costituire effettivamente il Centro come luogo concreto di promozione e diffusione dell'arte contemporanea in Calabria.
In fondo è una questione di identità… L’arte, che è fra i simboli di comunicazione più alti di tutti i tempi, è sempre espressione delle idee, delle aspirazioni e dei modi di essere di un popolo...perché è sempre estrinsecazione dell'anima che in esso è infusa; è dunque un corollario essenziale, un termometro che misura la temperatura dell'entità e della civiltà del popolo medesimo: in questo senso il Centro Studi è davvero una sfida...
Quanto tempo fa lei lasciava questa terra e per quanto tempo l'ha sognata da lontano? Per la verità non ho mai abbandonato la mia terra, perché in effetti sono tornato, partito e ritornato continuamente, e anzi, ho cercato anche fuori dalla Calabria di testimoniare, con l'arte dei miei amici artisti, le valenze culturali della nostra terra. Vero è che essendo stato molto tempo lontano, in particolare nell'area mitteleuropea, mi sono confrontato con varie esperienze artistiche, e sempre ho notato come in tutti i territori che ho visitato e in qualche modo anche vissuto, si sono sempre preoccupati innanzitutto di promuovere e sostenere gli artisti della terra di appartenenza, cioè la propria identità culturale. E cosi ho deciso di creare la possibilità di uno spazio espressivo per i nostri artisti e di tentare altresì di farli conoscere fuori dai confini della regione.
Lei parla di artisti "amici"; è evidente che in questa espressione è sottesa tutta la passione, non solo verso il discorso artistico in sé ma anche verso l’ani,ma di chi realizza con l’arte un modo di essere; qual è questo modo di essere dell'artista calabrese? Certamente tutti gli artisti sono miei amici, nel senso che devo a loro la mia conoscenza dell'arte e, per la frequentazione continua che ho con tutti, la mia maniera di interpretare la critica dell'arte ne è stata fortemente influenzata. Il mio interesse, infatti, non è solo quello della ricerca delle forme artistiche in sé, ma delle valenze culturali intese a rappresentare il territorio. Infatti è notevole considerare, per esempio, come viene risolto da taluni artisti locali il problema del rapporto tra antico e moderno. C'è sempre un filo diretto tra la tradizione propria, per esempio del mondo greco, e il significato e il senso delle problematiche che l'arte contemporanea pone. E anche riguardo alla forma, o alla pura visibilità, gli artisti calabresi conservano forte il senso della continuità storica e della memoria. Quanto al modo di essere dell'artista calabrese, è evidente che si tratta di un notevole comunicatore del segno e della forma, di un creatore la cui forza ed espressività si è forgiata in millenni di storia multietnica; si tratta di storia mediterranea che risalta al riguardante con tutta l’efficacia del suo carattere; un carattere che occorre salvaguardare, tutelare e semmai rilanciare in un contesto più aperto, in cui il nostro artista, a mio modo di vedere, non è secondo a nessuno, anche perché non lo è mai stato. Tutto ciò appare evidente non appena si consideri l'enorme successo che tanti artisti calabresi hanno ottenuto andando ad operare in altri territori.
Perché si è verificato questo fenomeno di emigrazione artistica? Il problema è complesso, e trae origine dalle motivazioni storiche e sociali che hanno relegato la Calabria a fanalino di coda, anche culturale, nell'ampia compagine delle società internazionali più evolute...
Si tratta del solito piangersi addosso? Tutt'altro. Si tratta, semmai, di un'analisi storica. Per esempio, mentre nel "500 a Firenze si afferma il Rinascimento, perché sostenuto da 100 anni di pace sociale, nello stesso periodo la Calabria è terra di sciacallaggio e di rapina; è terra agognata e occupata solamente dalle potenze straniere, le cui mire strategiche vanno nella direzione della conquista del Mediterraneo. In più, la classe della borghesia terriera e l’antica aristocrazia locale lasciano questa terra e vanno a vivere nel Regno, a Napoli, senza preoccuparsi di conservare o tutelare le tradizioni storiche e culturali. Non si tratta di piangersi addosso, ma di riconoscere i limiti culturali di una terra che non ha saputo o voluto capire che bisognava affidare all'arte, e ai postulati sorti da essa, il compito di predisporre una nuova compagine sociale che fosse in grado di guardare anche all'economia e ai mercati internazionali, stimolati dalla cultura, con strumenti più adeguati alle esigenze storiche che intanto si ponevano nello sviluppo dell'intera società. In questo senso, l'arte prodotta in questa terra non è mai stata considerata e, in larga misura, continua a non esserlo.
C'è stata quindi una cesura, la cui responsabilità è da far risalire alla classe dominante nell'antica Calabria. Lei crede oggi che sia possibile sanare questa cesura? Credo di si. Credo che oggi la classe dominante, e per essa intendo l'intera compagine politica che governa il territorio, sia più consapevole rispetto al passato, della forza catartica e del valore di confronto dell'arte con altre forme di civiltà espresse in altri territori. In verità questa non è l'Europa dell'euro, ma della cultura, nel senso che ogni popolo può affermarsi e crescere, anche economicamente, solo affidando ai propri esempi culturali ed artistici il compito far emergere il proprio effettivo valore, che a sua volta si traduce in benessere economico per tutti. Il Centro Studi ha dunque il fine di stimolare una riflessione su arte e società contemporanea, poiché l’arte in tutte le sue manifestazioni è sempre specchio e riflesso della società intera.
Luigi Guido
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Diagnosi sullo stato della cultura in Calabria
Sabato 10 maggio 2003, il Quotidiano
Non era stata quasi mai avvertita l'esigenza di avviare indagini a carattere sistematico che consentissero di formulare diagnosi precise ed attendibili sullo stato della cultura nell'area cosentina, con le sue diverse ed innovative espressioni.
L'avvio di questo processo puntuale, rientrante nell'ambito valutativo della situazione culturale, deve aver certamente interessato il critico d’arte Gianfranco Labrosciano, organizzatore del dibattito sul tema "Un Centro Studi per l'Arte Contemporanea" alla Casa delle Culture cosentina.
Titolare di un Centro Studi, nato ufficialmente un anno fa e sito nel cuore del Centro storico, Labrosciano ha curato la sua iniziativa invitando alcune personalità rappresentative sia nel campo istituzionale che accademico e dell'arte.
Il professor Mauro Francesco Minervino, docente di Antropologia culturale ed Etnologia all'Accademia delle Belle Arti di Catanzaro, con il suo intervento, ha sottolineato l'importanza di arrivare alla strutturazione di un sistema nel quale Cosenza diventi polo per diversi settori dell'arte contemporanea. "Con il contributo dell'Accademia e dell'Università - afferma il docente - oggi può sviluppare, per la prima volta in Calabria, un sistema delle arti. Ciò significa che intorno alle esperienze accademiche occorre far ruotare, efficacemente, tutto quel settore d'attività private pubbliche che in questo periodo hanno occupato uno spazio sempre più rilevante in Calabria per cui, noi, come istituzione che lavora nel settore della formazione artistica, pensiamo altresì ad una proficua collaborazione con Cosenza, luogo identificativo di fatti urbani...".
Per l'artista Stefania Di Dio, pittrice e scultrice, artefice d'affascinanti opere proposte all'interno della galleria d'arte di Gianfranco Labrosciano, espressione artistica e vita devono unirsi in connubio. La solitudine dell'artista, al di là della riflessione creativa, non deve essere relegata ad una condizione di chiusura che impedisca l'incontro comunicativo con gli altri. “Il Centro Studi per noi artisti - continua la pittrice - è un mezzo d'aggregazione dove poterci incontrare, sentendoci sostenuti in questa profonda ricerca che va di pari passo con la vita...".
L'amministrazione comunale di Cosenza è stata rappresentata dall'assessore ai Diritti del Cittadino, con delega ai problemi dei disabili, 1'architetto Vincenzo Gallo. "In particolare – dichiara l'architetto - ritengo degna di rilievo la proposta da voi sollevata di istituire nel Centro storico cittadino un Museo dell'Arte Contemporanea, ma sottolineo la necessità di avere una competenza d'artisti finalizzata a migliorare la situazione urbana, sia negli spazi esterni che degli edifici. Molte persone infatti, tra cui i disabili, vivono in ambienti di scarsa qualità. L'arte da questo punto di vista - continua Gallo - può favorire una condizione migliore della vita, specialmente in quei quartieri molto degradati, i quali potrebbero trovare giovamento da un intervento di tale matrice...".
Se è vero che l’arte contemporanea finisce per essere uno "specchio riflesso della società del nostro tempo", creare i prodromi per lo sviluppo della cultura significa tener presenti esigenze (problematiche?) vive, prospettando linguaggi d'analisi, d'espressione, di socializzazione e comunicazione innovativi.
Pierpaolo Pastore
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Le poltrone vuote della cultura
Sabato 10 maggio 2003, La Provincia
Sembra che nella nostra bene amata e tanto decantata città, l'interesse che hanno dimostrato in più occasioni gli operatori culturali per dare visibilità ad una realtà attiva del fare, non coincide con gli impegni di altra natura dell'Assessore alla cultura.
L'altra sera, presso la Casa della Cultura, il Centro Studi "Gianfranco Labrosciano", sostenuto da artisti di varie località della nostra regione e da un pubblico attento ai problemi dell'arte visiva, ancora una volta ha sentito la mancanza specifica dell'Assessore alla cultura nonché Sindaco della città di Cosenza.
La sua assenza anche se sostenuta dal mite Assessore Gallo, ha determinato ansia tra i rispettivi relatori e pubblico, la natura del dibattito, per la mancanza di un referente capace di infondere effetti di sostegno e di speranza per chi crede nella promozione dell'arte quindi ad un'azione meno condizionata dagli eventi importati, si è conclusa nella consueta delusione degli astanti per la politica culturale della nostra amministrazione.
A questo punto per la natura dei fatti e logico pensare che la separazione tra politica e cultura non può che generare e moltiplicare segni di disagio tra gli operatori visivi e una scarsa attenzione da parte dei cittadini ai valori estetici che il nostro territorio può offrire.
La rinuncia del politico al sistema della creatività, non può che generare una società monca, cioè soggetta a essere sempre condizionata dai miti delle mode consumistiche senza mai essere attenti alla valorizzazione della propria identità.
Una realtà onnivora, la nostra, che nel tempo può causare una aggregazione umana incapace di reggere le ferite della vita.
Dare sostegno quando si tratta di socializzare o di "buttarsi" nelle situazioni nuove che aiutino i cittadini a staccarsi dalle dipendenze e ad essere più autonomi, facendo affidamento sulle proprie forze,un segno che alimenta la spinta vitale e lo stesso istinto di conservazione.
Più il politico si preoccupa di gratificare con la sua attenzione la creatività più consapevole sarà la comunità del proprio valore e più forte sarà la sua relazione con la vita.
Ritrovare quindi la figura di un partner consapevole e responsabile di bisogni e dei doveri che ha verso la comunità, è l'occasione per evitare la caduta di vitalità che quotidianamente si avverte per chi è attento ai fenomeni sociali.
Ad esempio, lo smarrimento di relazione coi sentimenti e le passioni (sostituite da "modelli" mediatrici confezionati da altri) genera fobie di ogni natura.
Situazioni che evidenziano la "passività" che spesso rimbalza quotidianamente sulle testate nazionali dei vari mezzi di comunicazione; risultati che non onorano la nostra terra e che evidenziano un sistema politico scorretto ed uno scenario infantile passivo, di scarsa iniziativa e grande dipendenza.
A questo punto, la riflessione sui contenuti del dibattito, non ha evidenziato e nemmeno è stata in grado di fare emergere i buoni propositi del Centro Studi.
Il professor Minervino, intervenuto al dibattito, fa un'iperbole strana iniziando a parlare di Rinascimento, trascurando il tema dell'arte contemporanea e perdendo di vista, a mio avviso, che il nostro territorio non ha bisogno di un esercizio al soggettivismo, peculiarità dell'epoca rinascimentale ma, si avverte l'esigenza di un'armonizzazione del collettivo, in un contesto in cui il soggetto potrà fare emergere le proprie capacità solo ed esclusivamente confrontandosi costruttivamente con l'altro, il quale dovrebbe ricevere da quel soggetto la giusta esaltazione.
Enrico Meo
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Politica culturale a Cosenza: Basta con eventi e soggettivismi
Martedì 13 Maggio 2003, Il Domani
Sembra che nella nostra bene amata e tanto decantata città, l'interesse che hanno dimostrato in più occasioni gli operatori culturali per dare visibilità ad una realtà attiva del fare, non coincide con gli impegni di altra natura dell'Assessore alla cultura.
L'altra sera, presso la Casa della Cultura, il Centro Studi "Gianfranco I.abrosciano", sostenuto da artisti di varie località della nostra regione e da un pubblico attento ai problemi dell'arte visiva, ancora una volta ha sentito la mancanza specifica dell'Assessore alla cultura nonché Sindaco della città di Cosenza.
La sua assenza anche se sostenuta dal mite Assessore Gallo, ha determinato ansia tra i rispettivi relatori e pubblico, la natura del dibattito, per la mancanza di un referente capace di infondere effetti di sostegno e di speranza per chi crede nella promozione dell'arte quindi ad un'azione meno condizionata dagli eventi importati, si è conclusa nella consueta delusione degli astanti per la politica culturale della nostra amministrazione.
A questo punto per la natura dei fatti e logico pensare che la separazione tra politica e cultura non può che generare e moltiplicare segni di disagio tra gli operatori visivi e una scarsa attenzione da parte dei cittadini ai valori estetici che il nostro territorio può offrire.
La rinuncia del politico al sistema della creatività, non può che generare una società monca, cioè soggetta a essere sempre condizionata dai miti delle mode consumistiche senza mai essere attenti alla valorizzazione della propria identità. Una realtà onnivora, la nostra, che nel tempo può causare una aggregazione umana incapace di reggere le ferite della vita.
Dare sostegno quando si tratta di socializzare o di "buttarsi" nelle situazioni nuove che aiutino i cittadini a staccarsi dalle dipendenze e ad essere più autonomi, facendo affidamento sulle proprie forze,un segno che alimenta la spinta vitale e lo stesso istinto di conservazione.
Più il politico si preoccupa di gratificare con la sua attenzione la creatività più consapevole sarà la comunità del proprio valore e più forte sarà la sua relazione con la vita.
Ritrovare quindi la figura di un partner consapevole e responsabile di bisogni e dei doveri che ha verso la comunità, è l'occasione per evitare la caduta di vitalità che quotidianamente si avverte per chi è attento ai fenomeni sociali.
Ad esempio, lo smarrimento di relazione coi sentimenti e le passioni (sostituite da "modelli" mediatrici confezionati da altri) genera fobie di ogni natura.
Situazioni che evidenziano la "passività" che spesso rimbalza quotidianamente sulle testate nazionali dei vari mezzi di comunicazione; risultati che non onorano la nostra terra e che evidenziano un sistema politico scorretto ed uno scenario infantile passivo, di scarsa iniziativa e grande dipendenza.
A questo punto, la riflessione sui contenuti del dibattito, non ha evidenziato e nemmeno è stata in grado di fare emergere i buoni propositi del Centro Studi.
Il professor Minervino, intervenuto al dibattito, fa un'iperbole strana iniziando a parlare di Rinascimento, trascurando il tema dell'arte contemporanea e perdendo di vista, a mio avviso, che il nostro territorio non ha bisogno di un esercizio al soggettivismo, peculiarità dell'epoca rinascimentale ma, si avverte l'esigenza di un'armonizzazione del collettivo, in un contesto in cui il soggetto potrà fare emergere le proprie capacità solo ed esclusivamente confrontandosi costruttivamente con l'altro, il quale dovrebbe ricevere da quel soggetto la giusta esaltazione.
Enrico Meo
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