Il Carretto Siciliano

Palermo, Novembre 2003

Nel carretto siciliano arriva anche la pittura contemporanea

Sabato 25 ottobre 2003, Cronaca di Palermo


Tre scene rappresentate sulla sponda di un carretto siciliano, sintesi fra tradizione siciliana e arte contemporanea. L'opera (nella foto) è stata realizzata dal pittore di carretti siciliani Franco Bertolino nella sua bottega di piazza Sett'Angeli (dove l'opera stessa si può ammirare) assieme al maestro Enrico Meo del centro studi Labrosciano di Cosenza e agli artisti Katja Scarpino, Pasquale Suriano, Naire Feo e Bartolomeo Conciauro.

L’ARTE SUL CARRETTO: Commistioni siciliane da PALERMO


L'impresa era di quelle ardue: trascinare il carretto siciliano, da sempre simbolo dell'identità dell'isola, nell'arte contemporanea.

Un viaggio lungo e complesso, attraverso la storia, i luoghi, i miti, le leggende, l'anima della Sicilia.

C'è riuscito il centro studi Labrosciano di Cosenza, con un progetto in fase di costruzione che ha già dato i suoi primi risultati.

Gianfranco Labrosciano, presidente del Centro, ha messo insieme l'arte calabrese e l'artigianato siciliano, due mondi separati dal mare, uniti da un ponte ideale: la condivisione storica di ideali e virtù, e di quell'atmosfera gonfia di passione che pervade tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo.

Cosi, i colori e i simboli del carretto siciliano approdano sulla tela: diventano punto di partenza per una sperimentazione artistica che fa sposare tradizione e arte contemporanea.

Il primo risultato dell'intrigante connubio è l'opera realizzata dal pittore Franco Bertolino, dal maestro Enrico Meo del Centro studi Labrosciano e dagli artisti Katja Scarpino, Pasquale Suriano, Naire Feo e Bartolomeo Conciauro.

Un quadro enorme, suddiviso in tre sequenze, intarsiato di simboli e di significati: un ipertesto colorato sul quale la storia di ieri viene riscritta attraverso gli eventi della modernità.

Frammenti di un'epica nuova, in cui, alla luce della cronaca dei nostri giorni, segni e metafore acquistano sfumature nuove, diversi significati.

C'è, ad esempio, madamigella Italia in sella a un cavallo bianco «che difende lo ponte fra Scilla e Cariddi», poi combatte contro i guerrieri padani che minacciano l'unità del paese.

Il carretto siciliano non è solo un oggetto, non è solo un souvenir. E’ un ponte universale: questo è il messaggio che l'opera (e il progetto del Centro studi Labrosciano) lancia.

Per questo motivo è stato coinvolto il marchio storico dell'artigianato palermitano che da secoli costruisce carretti siciliani. Un modo per dare vitalità ad una tradizione antica, rivedendola senza però alterarne l’essenza.

Questo vuole il gruppo di artisti che si è messo a lavoro nella bottega di Franco Bertolino, in piazza Sett'Angeli, dove attualmente l'opera è esposta.

Il quadro realizzato nelle scorse settimane a Palermo è la prima tessera di un mosaico che il Centro studi Labrosciano intende realizzare per unire attraverso l'arte due regioni - la Sicilia e la Calabria culturalmente simili sotto molti aspetti.

Ma non si ferma qui la missione del gruppo di artisti cosentini in Sicilia.

Il Centro studi promozione e ricerca dell'arte contemporanea in Calabria è stato infatti protagonista, a Palermo, di una piccola "invasione" culturale.

Tre mostre e una presentazione di un libro: tutto targato Labrosciano.

Apprezzatissimi i quadri del maestro Enrico Meo nella sua personale intitolata Il gatto Meo, ma anche quelli di Luciana Labrosciano e La sublime scrittura di Saloua Jabeur. Ha avuto grande successo anche la presentazione di Le passioni di Ofelia, il libro scritto da Gianfranco Labrosciano.

Stili, tecniche, linguaggi diversi, parti di un unico discorso: quello della promozione dell'arte contemporanea.

Un carico di cultura da far muovere attraverso le menti creative e i circuiti dell'arte.

Magari, perché no, su un carretto d'oro e d'argento.

Cos'è

Venerdì 14 Novembre 2003, La Provincia


Caratteristica speciale del costume popolare di Sicilia è il carretto siciliano.

Esso consiste in "due grandi ruote di legno con cerchioni di ferro, portanti nel loro asse due lunghe aste, per attaccarvi il mulo, e una specie di cassa con due soli lati e la piattaforma.

Tutto dipinto in mille vividi colori: dal giallo al rosso, dal turchino all'arancione, con linee e fregi a modo di rustici ricami e, ai lati, figure di episodi storici, combattenti antichi e moderni, eroismi famosi e perfino scene di opere teatrali.

Il quadrupede è ornato di baggiane bardature, ricamate di pagliuzze d'oro e d'argento di frangia rossa e tante volte con pennacchi sulla sella e, sulla testa. Se ne incontravano ovunque: nelle città nei paesi, nelle strade di campagna in specie.

E il loro stridore, il tintinnio dei campanacci e spesso il canto del carrettiere echeggiarne nei campi solitari, portavano una nota di vita.

Carichi di sarchi di grano, legumi, agrumi, mandorle, barili di vino, di otri d’olio, masse d'ortaggi, forme di zolfo o di formaggio tronchi d'alberi, pietre da costruzione e di tutto il ben di Dio che dalla Sicilia si ricava.

Benedetta Caira